ALESSANDRO DI BATTISTA RACCONTA IL TUMORE: «MI HANNO ASPORTATO QUASI TUTTO, ORA DEVO CURARMI»

ROMA – Ci sono momenti nei quali ogni differenza politica perde improvvisamente importanza. Restano una persona, la sua famiglia, la paura e una parola che cambia in pochi istanti il modo di guardare alla vita: tumore.

Alessandro Di Battista ha deciso di raccontare pubblicamente ciò che gli è accaduto nelle ultime settimane. Lo ha fatto durante un collegamento con DiMartedì, su La7, spiegando per la prima volta con chiarezza la natura del malore che lo aveva colpito durante un viaggio a Cuba.

L’ex deputato ha raccontato di avere iniziato a sentirsi male a causa di un edema cerebrale provocato dalla presenza di un tumore. I medici cubani, secondo la sua testimonianza, hanno individuato rapidamente il problema e avviato una terapia capace di ridurre l’edema, rendendo successivamente possibile l’intervento chirurgico.

L’operazione ha consentito di asportare quasi completamente la massa tumorale. Adesso comincia un’altra fase, quella delle terapie successive.

Di Battista non ha nascosto l’incertezza che inevitabilmente accompagna un percorso oncologico. Ha spiegato che dovrà curarsi e sperare che le terapie funzionino.

Parole semplici, lontane dai comizi e dalla dialettica politica.

Quando arriva una diagnosi di tumore, improvvisamente non esistono più ruoli pubblici, schieramenti, notorietà o appartenenze. Esiste un uomo che entra in una dimensione conosciuta purtroppo da milioni di persone e dalle loro famiglie.

Lo stesso Di Battista lo ha sintetizzato con un’immagine molto forte, spiegando di essere entrato nel grande gruppo di persone che, davanti alla diagnosi, finiscono inevitabilmente per domandarsi: perché proprio a me?

E ha definito il tumore una malattia che, nella sua capacità di colpire chiunque, non guarda differenze sociali o politiche.

IL MALORE A CUBA E L’INTERVENTO

Di Battista si trovava a Cuba per realizzare alcuni reportage quando sono comparsi i problemi di salute.

Proprio sull’isola è iniziato il percorso che avrebbe portato alla diagnosi.

Ha raccontato di essere stato sottoposto agli esami necessari, di avere ricevuto le prime cure per ridurre l’edema cerebrale e successivamente di essere stato operato.

Nei giorni scorsi aveva già ringraziato pubblicamente i medici cubani, affermando che gli avevano salvato la vita.

Dopo il rientro in Italia è stato seguito al Policlinico Gemelli di Roma. Il 18 settembre aveva annunciato di essere finalmente tornato a casa e di stare molto meglio, ringraziando medici e personale sanitario e anticipando che avrebbe successivamente raccontato il percorso terapeutico che lo attende.

Ora quel racconto è arrivato.

Ed è arrivato senza nascondere la gravità di ciò che è successo.

«NON MI PIACE LA RETORICA DEL GUERRIERO»

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento televisivo è stato quello dedicato al modo in cui si parla delle persone affette da tumore.

Di Battista ha spiegato di non riconoscersi pienamente nella retorica del “guerriero”, del paziente chiamato necessariamente a combattere e a dimostrare forza in ogni momento.

Il suo ragionamento è stato molto concreto: il paziente deve sottoporsi alle cure, cercare di condurre una vita sana e mantenere per quanto possibile un atteggiamento positivo. A non dover mollare, ha aggiunto, devono essere soprattutto i medici.

È una riflessione che tocca un punto delicato dell’esperienza oncologica.

Chi attraversa una malattia grave non deve necessariamente sentirsi obbligato a essere sempre forte. Esistono paura, stanchezza, rabbia, giornate buone e giornate nelle quali anche alzarsi dal letto può diventare difficile.

La cura non è una gara di coraggio.

È un percorso medico e umano nel quale il paziente ha diritto anche alla propria fragilità.

«ORA LA PRIORITÀ È CURARMI»

La malattia ha inevitabilmente cambiato anche i programmi politici e personali di Di Battista.

Interpellato sulla possibilità di una candidatura, ha spiegato che il lavoro della sua associazione Schierarsi continuerà, ma che in questo momento la priorità è un’altra: iniziare le terapie e occuparsi della propria salute.

È forse questa la frase che meglio racconta quanto accade quando la malattia entra improvvisamente nella vita.

Tutto ciò che fino al giorno prima sembrava urgente cambia posizione.

Appuntamenti, progetti, discussioni e polemiche diventano secondari.

Prima viene la vita.

LE POLEMICHE DURANTE IL RICOVERO

Di Battista ha parlato anche delle indiscrezioni circolate mentre si trovava ricoverato.

Ha smentito di essere mai entrato in coma e ha criticato duramente le ricostruzioni che lo avevano descritto in condizioni diverse da quelle reali.

Ha chiarito inoltre di essere rientrato in Italia attraverso un volo sanitario pagato dalla propria assicurazione, respingendo le polemiche riguardanti un presunto utilizzo di un volo di Stato.

Nello stesso intervento ha ringraziato Giorgia Meloni e gli esponenti del governo che gli hanno manifestato solidarietà durante la malattia.

Anche questo dettaglio racconta qualcosa che spesso la politica dimentica.

Davanti alla malattia può esistere uno spazio nel quale avversari e persone lontane politicamente riescono semplicemente a riconoscersi come esseri umani.

ORA COMINCIA UN NUOVO PERCORSO

Di Battista ha spiegato di sentirsi progressivamente meglio e di recuperare, giorno dopo giorno, piccoli spazi della propria normalità.

Ma il percorso non è terminato.

Dovrà sottoporsi alle terapie indicate dai medici e affrontare una fase nella quale saranno fondamentali controlli, cure e monitoraggio.

Non sono stati resi pubblici tutti i dettagli istologici della neoplasia e sarebbe quindi scorretto formulare ipotesi sulla diagnosi precisa o sulle prospettive terapeutiche individuali sulla base delle sole informazioni disponibili pubblicamente.

Quello che si conosce è ciò che lui stesso ha scelto di raccontare: un tumore cerebrale, un edema che ha provocato il malore, un intervento che ha permesso di asportare quasi completamente la massa e l’inizio imminente delle terapie.

Da oggi Alessandro Di Battista affronta quindi una battaglia molto diversa da quelle combattute nelle piazze, in Parlamento o nei dibattiti televisivi.

Una battaglia nella quale non esistono partiti.

Esistono la medicina, gli affetti, il tempo e quella speranza alla quale ogni persona, quando incontra la malattia, prova inevitabilmente ad aggrapparsi.

E forse proprio questa storia ricorda ancora una volta qualcosa che troppo spesso dimentichiamo: il tumore arriva senza chiedere permesso.

Può entrare nella vita di chiunque.

E quando arriva, davanti alla salute, molte delle divisioni che sembravano enormi diventano improvvisamente piccolissime.

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