Il 7 settembre 2026 non è stato un giorno qualunque per la sanità cosentina. All’Ospedale dell’Annunziata ha preso ufficialmente il via la nuova Cardiochirurgia e, per la prima volta, sono stati eseguiti interventi a cuore aperto dall’équipe diretta dal professor Luca Paolo Weltert.
Tra i professionisti presenti in sala operatoria c’era anche Marco Valente, cardiochirurgo cosentino, medico di grande esperienza e uomo dalle mille passioni.
Marco, per me, non è soltanto uno dei medici che stanno scrivendo questa nuova pagina della sanità cittadina. Abbiamo frequentato negli stessi anni il liceo Scorza di Cosenza e già allora si intravedeva qualcosa di particolare nel suo modo di essere. Aveva quel modus tutto suo, curioso, fuori dagli schemi, quasi visionario. Era uno di quei ragazzi capaci di guardare un po’ più lontano degli altri, di immaginare strade che ancora non esistevano e poi provare, con studio e determinazione, a percorrerle davvero.
La vita lo ha portato lontano dalla Calabria per formarsi, lavorare e costruire una straordinaria esperienza professionale. Poi il ritorno nella sua Cosenza e quel momento tanto atteso: entrare in sala operatoria nella propria città per contribuire alla nascita di un servizio che il territorio aspettava da decenni.
«Mi sono sentito onorato come medico e come cittadino», ha raccontato.
Ed è forse proprio questa la frase che racchiude tutto.
Perché dietro l’apertura della Cardiochirurgia non ci sono soltanto sale operatorie, macchinari e competenze. Ci sono soprattutto persone e famiglie che, davanti a una malattia del cuore, potranno finalmente avere una possibilità in più di curarsi vicino casa, senza essere necessariamente costrette a partire verso altre regioni.
Per Marco quel primo intervento ha significato anche questo: restituire alla propria terra una parte dell’esperienza acquisita negli anni.
Ma chi lo conosce sa che Marco non vive soltanto di medicina. Dentro di lui c’è anche tanta musica: chitarra, voce, armonica e quello spirito rock che non lo ha mai abbandonato. E poi ci sono i suoi amatissimi falchi, altra grande passione di un uomo che, forse non a caso, ha sempre avuto lo sguardo rivolto verso l’alto.
Da persona che lo conosce fin dagli anni dello Scorza, oggi non posso che guardare con emozione a quel ragazzo visionario diventato uno dei protagonisti di una giornata storica per Cosenza.
A volte la vita porta lontano. Ma il viaggio più bello è quello che, dopo aver imparato, costruito e conquistato esperienza, ti riporta nella tua terra per mettere ciò che sei diventato al servizio della tua gente.
E questa volta, caro Marco, il rock più bello lo avete suonato proprio in sala operatoria: seguendo il ritmo di un cuore che ricomincia a battere.

