CATANZARO – Prepararsi adesso, prima che l’arrivo dell’autunno e dell’inverno renda ancora più difficile la situazione di migliaia di famiglie calabresi. È questo il senso dell’appello lanciato dal Banco Alimentare della Calabria al mondo produttivo, alle imprese e alle realtà del territorio.
Il timore è che nei prossimi mesi il persistente aumento del costo della vita possa tradursi in una crescita delle richieste di aiuto alimentare da parte dei nuclei familiari più fragili. I segnali, secondo il Banco Alimentare, cominciano già a vedersi, anche se al momento non è possibile quantificare con precisione quale potrà essere l’incremento delle domande di sostegno.
A pesare sono soprattutto le spese quotidiane: alimenti, bollette, carburanti, trasporti, materiale scolastico e tutti quei costi che, sommati, finiscono per incidere pesantemente sui bilanci delle famiglie.
Il problema non riguarda più soltanto le situazioni di povertà estrema. Sempre più spesso la difficoltà raggiunge famiglie che fino a qualche anno fa riuscivano a mantenere un equilibrio economico e che oggi si trovano costrette a scegliere quali spese affrontare prima.
Il carrello della spesa rappresenta uno degli indicatori più evidenti. Secondo una recente analisi riportata dall’ANSA, negli ultimi cinque anni il costo della spesa alimentare è cresciuto complessivamente di quasi il 30%, con aumenti particolarmente rilevanti per prodotti di uso quotidiano come olio e caffè. Per l’autunno vengono inoltre indicati possibili ulteriori rincari legati a energia, carburanti e alimentari.
Ed è proprio in questo contesto che l’appello del Banco Alimentare della Calabria assume un significato ancora più forte.
L’obiettivo è evitare di arrivare ai mesi più difficili senza una rete sufficientemente organizzata per rispondere alle richieste.
Dietro ogni pacco alimentare distribuito non c’è soltanto un numero.
Ci sono famiglie con bambini, anziani soli, persone che hanno perso il lavoro, nuclei monoreddito, cittadini che devono affrontare contemporaneamente affitti, bollette, spese mediche e costi scolastici.
Situazioni diverse, accomunate dallo stesso problema: arrivare alla fine del mese sta diventando sempre più difficile.
Il Banco Alimentare svolge da anni un’attività fondamentale di recupero e redistribuzione delle eccedenze alimentari attraverso una rete di enti e associazioni che operano direttamente sul territorio.
Il meccanismo è semplice nella sua impostazione ma complesso nella sua organizzazione: alimenti che rischierebbero di essere sprecati vengono recuperati e destinati alle persone in difficoltà attraverso strutture caritative, associazioni, parrocchie e altre realtà impegnate nel contrasto alla povertà.
Per questo motivo il Banco Alimentare chiede oggi una maggiore partecipazione da parte del sistema produttivo.
Il direttore generale del Banco Alimentare della Calabria, Gianni Romeo, ha sottolineato come i segnali attuali suggeriscano la necessità di muoversi in anticipo, pur non essendo ancora possibile prevedere con esattezza l’entità dell’aumento delle richieste nei prossimi mesi.
La parola chiave diventa dunque prevenzione.
Intervenire quando l’emergenza è già esplosa significa spesso riuscire soltanto a tamponare le difficoltà. Costruire invece una rete più solida prima dell’arrivo dell’inverno può consentire di garantire una risposta più efficace.
Il problema della povertà alimentare, inoltre, non può essere separato dal più ampio tema delle fragilità sociali.
Negli ultimi giorni la Regione Calabria e le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto un protocollo finalizzato a creare un modello stabile di confronto sulle politiche sociali, con particolare attenzione a famiglie, anziani, persone con disabilità e caregiver. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre le disuguaglianze e trasformare le risorse disponibili in servizi concreti.
È proprio questo il punto centrale.
La distribuzione di un pacco alimentare può rappresentare un aiuto immediato e indispensabile, ma dietro quella richiesta spesso esiste un problema economico molto più profondo.
Una famiglia che non riesce più a comprare generi alimentari può avere difficoltà anche nel pagare l’affitto.
Un anziano che chiede aiuto per la spesa può essere costretto contemporaneamente a sostenere costi elevati per medicinali o cure.
Una coppia con figli può riuscire a coprire le spese scolastiche rinunciando però ad altre necessità.
La povertà moderna, insomma, assume forme meno visibili rispetto al passato.
Non sempre significa non avere una casa o non avere un reddito.
A volte significa avere uno stipendio che però non basta più.
Significa lavorare e, nonostante questo, dover chiedere aiuto.
Significa aprire una bolletta e decidere quale altra spesa rinviare.
Significa controllare il prezzo di ogni prodotto al supermercato e rinunciare anche a ciò che fino a poco tempo prima veniva considerato normale.
Il rischio è che l’autunno e l’inverno possano amplificare queste difficoltà.
Con l’abbassamento delle temperature aumentano inevitabilmente i consumi energetici. A questi si aggiungono le spese legate all’inizio dell’anno scolastico, ai trasporti e alla gestione quotidiana delle famiglie.
Per i nuclei già economicamente fragili può bastare un aumento di poche decine di euro al mese per rompere un equilibrio già precario.
Da qui l’invito rivolto alle aziende e alle realtà produttive calabresi a collaborare maggiormente con il Banco Alimentare.
La lotta allo spreco alimentare diventa, in questo scenario, anche uno strumento di solidarietà.
Recuperare prodotti ancora perfettamente utilizzabili e destinarli a chi ne ha bisogno permette infatti di affrontare contemporaneamente due problemi: ridurre lo spreco e sostenere le persone in difficoltà.
Ma per farlo servono organizzazione, mezzi, volontari, aziende disponibili a donare prodotti e una rete territoriale capace di raggiungere anche le aree più periferiche.
In Calabria questo aspetto è particolarmente importante.
La conformazione geografica del territorio, con molti piccoli comuni e numerose zone interne, rende infatti più complessa la distribuzione degli aiuti e richiede una presenza capillare.
Dietro l’appello del Banco Alimentare c’è quindi una questione che riguarda l’intera comunità.
Le difficoltà economiche di una famiglia non possono diventare un problema invisibile soltanto perché si consumano dentro le mura domestiche.
La richiesta di aiuto per il cibo rappresenta spesso l’ultimo passaggio di una serie di rinunce già compiute.
Prima si eliminano le spese non indispensabili.
Poi si riducono gli acquisti.
Si rinviano visite, si limitano gli spostamenti, si cercano offerte, si taglia tutto ciò che può essere tagliato.
Alla fine, quando anche tutto questo non basta più, si chiede aiuto.
È per questo che il segnale lanciato dal Banco Alimentare della Calabria merita attenzione.
Non si tratta di alimentare allarmismi né di prevedere scenari che ancora non possono essere quantificati.
Si tratta invece di prendere atto di un disagio che esiste già e di organizzarsi affinché nessuna famiglia si trovi sola nel momento del bisogno.
L’autunno è ormai alle porte.
La sfida sarà trasformare l’allarme in prevenzione, la solidarietà occasionale in una rete stabile e le eccedenze alimentari in una risorsa per chi rischia di non riuscire più a portare ogni giorno un pasto sufficiente sulla propria tavola.
Perché dietro le statistiche sulla povertà ci sono persone.
E dietro ogni richiesta di aiuto c’è, prima di tutto, una famiglia che sta cercando di continuare a vivere con dignità.

