CASO DENIS BERGAMINI, NUOVO INDAGATO PER OMICIDIO: CHIUSE LE INDAGINI NEI CONFRONTI DI ROBERTO INTERNÒ

COSENZA – Nuovo e rilevante sviluppo giudiziario nel caso della morte di Donato “Denis” Bergamini, il calciatore del Cosenza scomparso il 18 novembre 1989 lungo la Statale 106, nel territorio di Roseto Capo Spulico. Nella mattinata di oggi, 28 settembre 2026, i Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno notificato a Roberto Internò, 65 anni, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Procura della Repubblica di Castrovillari. L’uomo è indagato per concorso nell’omicidio di Bergamini.

Roberto Internò è cugino di Isabella Internò, ex fidanzata del centrocampista rossoblù, condannata in primo grado dalla Corte d’Assise di Cosenza a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Bergamini e attualmente al centro del processo d’appello.

Secondo l’ipotesi formulata dalla Procura di Castrovillari, Roberto Internò avrebbe avuto un ruolo diretto nell’omicidio e sarebbe stato, secondo l’accusa, l’esecutore materiale del delitto. Gli inquirenti ipotizzano inoltre che avrebbe agito in concorso con il padre di Isabella Internò, nel frattempo deceduto. Si tratta, naturalmente, di una ricostruzione accusatoria che dovrà essere sottoposta al vaglio giudiziario e rispetto alla quale l’indagato conserva pienamente la presunzione di innocenza.

L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta un passaggio processuale importante, ma non equivale a una condanna né a un rinvio a giudizio. Consente infatti all’indagato e ai suoi difensori di conoscere formalmente la contestazione, presentare memorie, produrre documenti, depositare investigazioni difensive o chiedere di essere interrogato prima che la Procura assuma le successive determinazioni.

La posizione di Roberto Internò non nasce dal nulla. Già nella sentenza con cui, nell’ottobre del 2024, Isabella Internò era stata condannata a 16 anni, la Corte d’Assise di Cosenza aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Castrovillari affinché venisse valutata proprio la posizione di Roberto Internò in relazione all’ipotesi di omicidio.

Da quella trasmissione degli atti si è sviluppato dunque un nuovo filone investigativo, coordinato dalla Procura della Repubblica di Castrovillari ed eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza. Il lavoro degli investigatori ha portato ora alla formalizzazione dell’accusa nei confronti del sessantacinquenne.

La vicenda Bergamini è una delle pagine giudiziarie più lunghe e complesse della storia recente calabrese. Per anni la morte del calciatore fu ricondotta alla tesi del suicidio: secondo la prima ricostruzione, Denis si sarebbe gettato volontariamente sotto un camion lungo la Statale 106.

Una versione alla quale la famiglia Bergamini non ha mai creduto. La sorella Donata Bergamini, insieme ai familiari e ai propri legali, ha continuato per decenni a chiedere nuovi accertamenti e la riapertura delle indagini. Dopo archiviazioni, nuove perizie e ulteriori approfondimenti medico-legali, il caso è stato riaperto fino ad arrivare al processo nei confronti di Isabella Internò.

Secondo la ricostruzione dell’accusa emersa nel processo, Bergamini non si sarebbe suicidato, ma sarebbe morto in seguito a un’asfissia meccanica e il suo corpo sarebbe stato successivamente collocato sulla carreggiata, dove venne poi investito dal camion condotto da Raffaele Pisano. Le risultanze medico-legali portate nel processo hanno sostenuto l’ipotesi dell’asfissia meccanica violenta.

Nel primo processo Isabella Internò è stata riconosciuta responsabile di omicidio in concorso e condannata a 16 anni. La Procura ha sempre sostenuto che il delitto fosse stato maturato nell’ambito della tormentata relazione tra la giovane e Bergamini. Secondo l’accusa, uno degli elementi alla base del movente sarebbe stato il deterioramento del rapporto sentimentale e il mancato matrimonio dopo una gravidanza interrotta. La difesa di Isabella Internò ha invece contestato radicalmente questa ricostruzione, sostenendo anche nel processo d’appello che non vi sarebbe stato alcun omicidio.

Proprio il processo d’appello nei confronti di Isabella Internò è ancora in corso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. La pubblica accusa ha chiesto di aumentare la pena dai 16 anni inflitti in primo grado a 23 anni di reclusione, chiedendo anche il riconoscimento della premeditazione. La difesa ha invece insistito per l’assoluzione. La prossima udienza, nella quale è attesa la decisione, è stata fissata per il 17 novembre 2026.

L’apertura del nuovo fronte investigativo nei confronti di Roberto Internò amplia quindi ulteriormente il quadro giudiziario. La condanna di Isabella Internò in primo grado era arrivata per un omicidio commesso in concorso, lasciando dunque aperto l’interrogativo sulla possibile presenza e sul ruolo di altre persone.

Ora la Procura ritiene di avere raccolto elementi tali da contestare a Roberto Internò una partecipazione diretta al delitto. Secondo quanto riportato dalle fonti giudiziarie, l’ipotesi investigativa attribuisce al sessantacinquenne il ruolo di esecutore materiale, insieme al padre di Isabella Internò, oggi deceduto.

Un’ipotesi pesante, destinata ad essere approfondita nelle prossime fasi del procedimento. Roberto Internò è assistito dagli avvocati Filippo Cinnante e Gaetano Maria Bernaudo.

A distanza di quasi 37 anni dalla morte di Denis Bergamini, dunque, il caso continua a produrre nuovi sviluppi giudiziari. Una vicenda iniziata il 18 novembre 1989 e che per moltissimo tempo sembrava destinata a rimanere senza una risposta definitiva continua invece ad essere oggetto di indagini, processi e accertamenti.

La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini a Roberto Internò segna oggi un ulteriore passaggio di questa lunga storia giudiziaria. Toccherà ora alla Procura valutare gli eventuali atti difensivi e decidere se procedere con una richiesta di rinvio a giudizio.

Per la famiglia di Denis, che per decenni ha contestato la versione originaria del suicidio e chiesto che venisse fatta piena luce sulla morte del calciatore, si apre dunque un altro capitolo. Per la giustizia, invece, resta il compito di verificare nelle sedi processuali le nuove accuse, garantendo tutte le prerogative della difesa e la presunzione di innocenza dell’indagato fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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