COSENZA – La crisi del Cosenza Calcio esce dai confini strettamente sportivi e arriva fino alla Regione Calabria.
Dopo il pesante 5-2 subito a Giugliano e un avvio di stagione caratterizzato da quattro sconfitte nelle prime cinque giornate, l’associazione Cosenza nel Cuore ha inviato una PEC al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, chiedendo un suo interessamento istituzionale sulla situazione del club rossoblù.
Il passaggio è significativo perché fotografa un malcontento che, secondo l’associazione, non può più essere interpretato soltanto come una normale contestazione legata ai risultati della squadra.
Nella lettera inviata al governatore, infatti, viene sottolineato come il problema abbia ormai assunto una dimensione più ampia, coinvolgendo il rapporto tra proprietà, tifoseria, città e territorio.
L’associazione precisa che l’appello a Occhiuto non avrebbe motivazioni politiche, ma nascerebbe dalla convinzione che le istituzioni locali debbano rappresentare un punto di riferimento quando una questione assume un rilievo sociale significativo.
Il documento richiama esplicitamente il clima di forte tensione esistente tra una larga parte della tifoseria cosentina e la proprietà del club.
Un clima che non nasce certamente dalla sconfitta di Giugliano.
Da tempo, infatti, una parte consistente del pubblico rossoblù contesta la gestione societaria e chiede un cambio di rotta.
Il risultato maturato lunedì sera in Campania ha però ulteriormente esasperato una situazione già molto difficile.
Il Cosenza era riuscito a passare in vantaggio, aveva poi trovato il pareggio sul 2-2 nella ripresa e aveva avuto anche la possibilità di giocare in superiorità numerica.
Nonostante questo, nel finale ha incassato altre tre reti, chiudendo la partita con un pesantissimo 5-2.
Il dato sportivo, secondo “Cosenza nel Cuore”, rappresenta ormai soltanto una parte del problema.
Nella PEC viene ricordata anche la presa di posizione assunta dal Consiglio comunale di Cosenza, che si era espresso all’unanimità criticamente nei confronti del comportamento della dirigenza del club.
L’associazione sostiene che il Cosenza Calcio abbia una funzione che va ben oltre quella di una semplice società privata.
Una squadra di calcio professionistica, soprattutto in una città e in una provincia con una tradizione calcistica così radicata, rappresenta infatti identità, appartenenza e aggregazione sociale.
È su questo punto che la lettera indirizzata a Occhiuto insiste maggiormente.
Per i tifosi firmatari, il Cosenza non sarebbe soltanto una squadra che disputa un campionato.
È un simbolo della città e di un territorio molto più ampio che segue i colori rossoblù da generazioni.
Da qui la richiesta al presidente della Regione di utilizzare il proprio ruolo istituzionale soprattutto attraverso quella capacità di interlocuzione che, secondo l’associazione, può diventare importante quando non esistono strumenti normativi diretti per intervenire nelle questioni interne a una società privata.
Ed è proprio questo un punto da chiarire.
La Regione Calabria non può naturalmente decidere la gestione tecnica o societaria del Cosenza Calcio e non può sostituirsi alla proprietà.
L’iniziativa dei tifosi punta invece a chiedere un intervento politico-istituzionale sotto forma di confronto, mediazione e sensibilizzazione.
L’associazione ritiene che la vicenda stia incidendo anche sull’immagine della città e sulla percezione esterna del territorio.
Nella PEC si sostiene infatti che quanto sta accadendo attorno al Cosenza Calcio finisca per contrastare con il tentativo di promuovere un’immagine positiva della Calabria fuori dai confini regionali.
Il passaggio dalla contestazione sportiva alla richiesta di coinvolgimento delle istituzioni segna quindi una nuova fase.
Negli ultimi mesi la distanza tra proprietà e tifoseria è apparsa sempre più ampia.
L’associazione “Cosenza nel Cuore” aveva già espresso in passato posizioni molto critiche nei confronti della gestione del club, contestando strategie societarie, scelte organizzative e risultati sportivi.
Ora, dopo l’ennesimo risultato negativo, la pressione cresce.
La classifica rende il quadro ancora più delicato.
Dopo cinque giornate il Cosenza ha conquistato un solo punto e ha subito quattro sconfitte.
Una partenza molto difficile che alimenta inevitabilmente le preoccupazioni anche sul futuro sportivo della squadra.
Ma il messaggio inviato alla Regione tenta volutamente di andare oltre i numeri.
Quello che viene posto sul tavolo è il rapporto tra calcio e comunità.
Per molti cosentini il Cosenza rappresenta infatti qualcosa che attraversa le generazioni.
Il “Marulla”, le trasferte, i colori rossoblù, le promozioni, le retrocessioni e le grandi partite fanno parte della memoria collettiva della città.
Quando quel legame si rompe, la crisi non viene percepita soltanto come un problema di classifica.
Diventa anche una frattura emotiva.
Ed è proprio questa la dimensione che l’associazione vuole portare all’attenzione della Regione.
Il testo inviato a Occhiuto richiama anche il rischio che un clima di tensione prolungato possa generare problemi più ampi e invita quindi le istituzioni a non sottovalutare la situazione.
Naturalmente sarà ora necessario capire se il presidente della Regione deciderà di rispondere all’appello e in quale forma.
Un eventuale intervento potrebbe limitarsi a una presa di posizione pubblica, oppure potrebbe tradursi in un tentativo di interlocuzione tra le parti.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali della Regione in risposta alla PEC.
Intanto il campionato continua.
E questo significa che, mentre fuori dal campo cresce la contestazione, dentro il campo la squadra è chiamata a trovare rapidamente una reazione.
Il prossimo risultato potrà forse incidere sul morale, ma difficilmente basterà da solo a ricucire una frattura che appare ormai molto più profonda.
Il problema, infatti, non sembra più limitato a una partita persa o a una posizione di classifica.
La richiesta avanzata da “Cosenza nel Cuore” dimostra che una parte organizzata della tifoseria considera la questione ormai di interesse cittadino e territoriale.
Adesso la palla passa anche alle istituzioni.
Resta da vedere se e come decideranno di raccogliere l’appello.

