Cosenza, Piano Colore: confronto acceso tra Comune e Ordine degli Architetti. Palazzo dei Bruzi: «È solo uno studio preliminare»

COSENZA – Il nuovo Piano Colore della città di Cosenza, presentato appena due giorni fa a Palazzo dei Bruzi, è già al centro di un acceso confronto tra l’Amministrazione comunale e l’Ordine degli Architetti della provincia.

A sollevare la questione è stato il presidente dell’Ordine, Pasquale Greco, che in una lettera aperta messa a verbale in commissione Urbanistica ha espresso perplessità soprattutto sul metodo seguito nella fase iniziale del progetto e sul mancato coinvolgimento dei professionisti locali.

Il Piano Colore nasce con l’obiettivo di definire criteri comuni per tinte, materiali e finiture degli edifici, tentando di restituire maggiore uniformità e riconoscibilità all’immagine urbana di Cosenza. Lo studio preliminare è stato presentato il 16 settembre alla presenza del sindaco Franz Caruso e dei rappresentanti del Politecnico di Milano, del Color Design Center di Cromology Italia e degli altri soggetti che hanno contribuito alla sua elaborazione.

L’intenzione dichiarata dall’Amministrazione è quella di costruire linee guida capaci di rispettare la storia e l’identità dei diversi quartieri, evitando interventi cromatici disomogenei sulle facciate e introducendo criteri più coordinati per il recupero del patrimonio edilizio.

Non si tratterebbe, nelle intenzioni del Comune, di imporre una rigida tavolozza di colori, ma di creare uno strumento tecnico capace di orientare gli interventi futuri, distinguendo anche tra centro storico, centro urbano e aree periferiche.

Le perplessità dell’Ordine degli Architetti

L’Ordine provinciale degli Architetti ha però evidenziato quello che considera un problema di partecipazione.

Nella lettera firmata dal presidente Pasquale Greco viene manifestato stupore per il mancato coinvolgimento, nella fase di elaborazione dello studio, dei professionisti del territorio e di organismi come l’Istituto Nazionale di Urbanistica.

Secondo l’Ordine, un progetto destinato a incidere sull’immagine della città dovrebbe nascere da un confronto più ampio con chi quotidianamente lavora sul patrimonio edilizio cosentino e conosce direttamente le caratteristiche architettoniche, urbanistiche e paesaggistiche dei diversi quartieri.

La questione, secondo gli Architetti, non riguarda soltanto la scelta dei colori.

Dietro un Piano Colore ci sono infatti valutazioni che interessano la storia degli edifici, le tecniche costruttive, i materiali, le trasformazioni avvenute nel tempo e il rapporto tra spazi pubblici e proprietà private.

Per questo l’Ordine ritiene importante che la definizione delle regole coinvolga direttamente anche le competenze professionali presenti sul territorio.

Nella stessa lettera viene inoltre richiamato il tema più generale del Piano Strutturale Comunale, sottolineando la necessità che strumenti di riqualificazione urbana come il Piano Colore si inseriscano in una visione complessiva della pianificazione cittadina.

La replica del Comune: «Nessuno è stato escluso»

Palazzo dei Bruzi ha risposto alle osservazioni chiarendo innanzitutto un punto: quello presentato il 16 settembre non sarebbe ancora il vero e proprio Piano Colore, ma soltanto uno studio preliminare.

Secondo l’Amministrazione, parlare già oggi di esclusione dell’Ordine degli Architetti sarebbe quindi prematuro.

Il documento illustrato rappresenterebbe esclusivamente una base tecnica e scientifica dalla quale partire per costruire successivamente lo strumento definitivo.

Il Comune sottolinea inoltre che lo studio è stato messo gratuitamente a disposizione della città attraverso la collaborazione tra soggetti tecnici e privati e non avrebbe comportato costi per l’Ente.

La fase realmente partecipativa dovrebbe iniziare successivamente.

L’Amministrazione ha infatti annunciato che saranno chiamati al confronto l’Ordine degli Architetti, l’Istituto Nazionale di Urbanistica, le associazioni, i quartieri e gli altri soggetti interessati.

Un passaggio importante riguarderà anche la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, soprattutto per quanto concerne gli edifici e le aree sottoposte a tutela.

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