Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulla morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo. La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, al momento contro ignoti, con l’obiettivo di chiarire se dietro la tragedia possano esserci responsabilità di terze persone o circostanze che abbiano avuto un ruolo nella vicenda.
I magistrati, coordinati dal procuratore Carlo Villani, hanno disposto il sequestro del telefono cellulare della donna. Il dispositivo sarà analizzato alla ricerca di messaggi, contatti e altri elementi che possano aiutare gli investigatori a ricostruire gli ultimi giorni e le ultime ore della sua vita. Sarebbe stato trovato anche un biglietto, che rientra nel materiale ora all’esame degli inquirenti.
Per oggi è prevista l’autopsia, passaggio fondamentale per completare gli accertamenti medico-legali. L’apertura di un procedimento per istigazione al suicidio non significa naturalmente che sia stata accertata l’esistenza di un responsabile: si tratta, allo stato, dello strumento investigativo scelto dalla Procura per poter svolgere tutti gli approfondimenti necessari.
Denise Cosco aveva 35 anni ed era la figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia calabrese uccisa nel 2009 dopo essersi ribellata al contesto criminale nel quale era cresciuta. Una storia che aveva segnato profondamente anche la vita della figlia, chiamata negli anni a testimoniare nel processo per l’omicidio della madre.
La morte di Denise ha suscitato profonda commozione in Calabria e non solo. Adesso saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire se gli elementi raccolti possano aprire nuovi scenari investigativi.

