REGGIO CALABRIA – Una vicenda di criminalità informatica che parte da una casella di posta elettronica certificata istituzionale e arriva ai dati personali e finanziari di centinaia di clienti Revolut in Europa.
La Polizia postale sta indagando sulla compromissione di una Pec riconducibile alla Prefettura di Reggio Calabria, che sarebbe stata utilizzata da hacker per presentarsi come appartenenti alle forze dell’ordine e chiedere informazioni riservate alla società finanziaria.
Secondo le ricostruzioni finora disponibili, il sistema sarebbe stato utilizzato per almeno due mesi.
Gli hacker, sfruttando l’affidabilità attribuita a un indirizzo istituzionale certificato, avrebbero inviato richieste apparentemente provenienti da autorità italiane riuscendo così a ottenere informazioni su circa 680 clienti Revolut.
Tra i dati che sarebbero stati comunicati figurano indirizzi, numeri telefonici, informazioni identificative e cronologie delle transazioni.
Il Financial Times ha riportato che molti dei clienti interessati risiederebbero in Svizzera e Francia, anche se sarebbero coinvolti utenti appartenenti a numerosi altri Paesi europei.
La Polizia postale e per la sicurezza cibernetica ha avviato accertamenti ipotizzando, tra gli altri, i reati di accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica.
Un aspetto fondamentale della vicenda è che, secondo Revolut, i sistemi informatici interni della società non sarebbero stati violati direttamente.
Il problema sarebbe nato dall’utilizzo fraudolento di un canale di comunicazione istituzionale considerato attendibile.
Ed è proprio questo l’elemento che rende il caso particolarmente delicato.
La Pec, in Italia, ha valore legale e viene utilizzata quotidianamente da pubbliche amministrazioni, aziende e professionisti.
Se un account istituzionale viene compromesso, chi riceve un messaggio può essere indotto a considerarlo automaticamente autentico.
L’episodio pone quindi una questione più ampia di sicurezza informatica delle pubbliche amministrazioni e di verifica delle richieste relative a dati particolarmente sensibili.
Le indagini dovranno stabilire come sia avvenuto l’accesso alla casella, per quanto tempo sia rimasta compromessa, quante richieste siano state inviate e se altre società o istituzioni possano essere state coinvolte.
Al momento è importante distinguere le informazioni confermate dalle ipotesi investigative.
Non risulta infatti un attacco diretto all’infrastruttura bancaria di Revolut; al centro dell’inchiesta c’è invece il presunto utilizzo fraudolento di credenziali e strumenti istituzionali italiani.
Una vicenda che dimostra ancora una volta come, nell’era digitale, la sicurezza di una semplice casella di posta possa diventare una questione capace di coinvolgere istituzioni, aziende finanziarie e centinaia di cittadini in diversi Paesi europei.

