L’ AUTOREVOLE OSPITE – Appuntamenti del Direttore con l’ingegnere Orlandino Greco
Sono sempre stato affascinato dalla follia di Diogene il cinico. Una follia solo apparente, perché dietro la stravaganza dei suoi gesti c’era una saggezza capace di mettere l’uomo davanti alle proprie contraddizioni.
Diogene, infatti, viveva ai margini, in quel grande recipiente di terracotta che la tradizione ci ha consegnato come la sua “botte”. Rinunciava a ciò che gli altri consideravano indispensabile e sceglieva una vita libera dalle convenzioni, rifiutando una casa ed ogni comodità.
Una delle immagini più belle e significative è quella di Diogene che girava per le vie di Sinope in pieno giorno con la lanterna accesa. E quando qualcuno gli chiedeva cosa stesse facendo, rispondeva: “Cerco l’uomo”.
Una frase semplice, quasi folle ma con significato profondo, tale da rappresentare denuncia per la corruzione e l’attaccamento ai vizi ed ai piaceri della società del suo tempo molto simile a quella attuale. Perché cercare l’uomo significa cercare qualcuno capace di essere davvero uomo: onesto, virtuoso, libero, coerente, autentico e soprattutto leale. Qualcuno che non si nasconda dietro le convenienze, le abitudini, le parole. Diogene aveva poca indulgenza verso il prossimo, ma forse non era disprezzo. Era, piuttosto, la pretesa che gli uomini potessero essere migliori di come spesso sceglievano di essere.
Si racconta che Diogene si fermasse davanti alle statue e rivolgesse loro delle richieste. La gente lo osservava incuriosita e gli chiedeva perché perdesse tempo a chiedere qualcosa a chi, evidentemente, non avrebbe mai potuto rispondergli.
La sua risposta era disarmante: «Mi alleno a chiedere invano».
Una frase che sembra una provocazione ma che contiene una lezione enorme. Diogene si allenava a non smettere di chiedere anche quando sapeva di non poter ottenere una risposta. Ed è qui che, forse, la sua follia diventa saggezza. Perché ci sono domande che meritano di essere poste anche quando nessuno sembra disposto ad ascoltarle. Ci sono problemi che non diventano meno importanti soltanto perché una risposta tarda ad arrivare. E ci sono battaglie che non perdono valore soltanto perché sembrano difficili da vincere. Perché chi si abitua a non chiedere più, prima o poi, finisce anche per non vedere più. E chi non si dispiace per ciò che non funziona, chi non sente il disagio davanti a un’ingiustizia, a una difficoltà, a un problema che riguarda la propria comunità, rischia di perdere proprio ciò che dovrebbe essere il senso più autentico dell’impegno politico: non voltarsi dall’altra parte davanti a ciò che riguarda gli altri. Forse è questo che ci insegna ancora oggi Diogene.
A non accontentarci delle risposte facili. A continuare a cercare.
A continuare a chiedere. A guardare ciò che non funziona.
Ad ascoltare chi chiede aiuto. Ad interrogare le istituzioni. Ad Insistere quando una risposta non arriva. Ad avere il coraggio di dire che un problema esiste anche quando sarebbe più comodo far finta di niente. A non spegnere quella lanterna quando intorno a noi diventa più difficile vedere. Forse oggi avremmo bisogno di qualche lanterna in più. Non per illuminare le strade ma per illuminare le coscienze. E forse, dopo più di duemila anni, quella domanda di Diogene continua ancora a essere la più difficile: dove sono gli uomini? E chissà… se qualcuno, ancora oggi, ne conosce davvero la risposta.

