Colombia, Spagna e Italia unite dalle grandi rotte internazionali della cocaina. Torna sotto i riflettori il ruolo delle organizzazioni criminali calabresi nel narcotraffico mondiale dopo l’arresto in Spagna di Jhonatan Alexander Castrillón Arango, conosciuto con il soprannome di “Pirry”.
L’uomo è indicato dalle autorità colombiane come uno dei vertici dell’organizzazione criminale “El Mesa” ed era considerato uno dei latitanti più pericolosi del dipartimento di Antioquia.
La sua fuga è terminata a Salou, nella provincia spagnola di Tarragona. Secondo le ricostruzioni investigative, per mesi avrebbe vissuto in Spagna utilizzando una falsa identità venezuelana.
Nei suoi confronti risultava attiva una circolare rossa dell’Interpol e le autorità colombiane ne chiedevano la cattura ai fini dell’estradizione.
Il profilo del presunto narcotrafficante assume particolare interesse per la Calabria perché, secondo le ricostruzioni riportate dalle autorità e dalla stampa colombiana, l’organizzazione avrebbe avuto collegamenti nell’ambito delle rotte della droga verso Italia, Francia e Spagna anche con gruppi criminali albanesi e ambienti riconducibili alla ’Ndrangheta.
Al momento, però, non sono stati resi pubblici i nomi delle eventuali cosche calabresi coinvolte. È quindi necessario distinguere il dato accertato dell’arresto e dell’indagine internazionale dalle responsabilità specifiche ancora da definire.
La vicenda conferma comunque la dimensione ormai globale del narcotraffico: la cocaina parte dal Sudamerica, attraversa basi logistiche europee come la Spagna e raggiunge mercati nei quali le organizzazioni mafiose agiscono come broker, intermediari e distributori.
Un sistema internazionale nel quale, ancora una volta, le investigazioni fanno emergere collegamenti con la criminalità organizzata calabrese.

