ROMA – «Penso sia il momento di cambiare Forza Italia e penso che ne sia consapevole anche Tajani». Le parole di Roberto Occhiuto aprono un nuovo fronte nel dibattito interno al partito azzurro e arrivano in una fase nella quale il tema del rinnovamento sembra ormai essere diventato centrale.
Il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia non mette in discussione il lavoro svolto dal segretario Antonio Tajani. Al contrario, gli riconosce un merito preciso: avere mantenuto vivo e competitivo il partito dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, in un momento nel quale molti osservatori ne immaginavano un rapido ridimensionamento. Ma per Occhiuto adesso si apre una fase diversa.
Il punto, nella sua lettura, non sarebbe semplicemente cambiare uomini o discutere di leadership, ma modificare linguaggio, organizzazione e capacità di comunicare con una società profondamente diversa rispetto a quella nella quale nacque Forza Italia.
«A volte sembriamo fermi a 20-30 anni fa», ha osservato Occhiuto, sostenendo la necessità di rendere il partito più moderno nella comunicazione e maggiormente capace di intercettare nuovi settori dell’elettorato. Secondo il governatore calabrese, non è sufficiente richiamarsi continuamente alla figura di Berlusconi: il suo messaggio politico, a suo avviso, deve essere attualizzato.
Occhiuto indica in particolare una Forza Italia liberale, riformista, moderna e aperta, capace di rivolgersi anche a quell’area di elettori che non si riconosce nelle posizioni più radicali degli schieramenti.
Nel suo ragionamento entrano anche temi che tradizionalmente hanno creato discussioni all’interno del centrodestra: giovani, diritti civili, fine vita e politiche fiscali rivolte alle nuove generazioni. Tra le proposte citate dal presidente calabrese figura, ad esempio, l’idea di una no tax area per gli under 35.
Il messaggio non arriva però in un momento qualsiasi.
All’interno di Forza Italia il tema del rinnovamento era già emerso con forza nei giorni scorsi. Paolo Zangrillo ha annunciato la decisione di lasciare la guida regionale del partito in Piemonte, spiegando che chi ricopre posizioni di responsabilità dovrebbe essere il primo a dare un segnale di cambiamento. Anche Licia Ronzulli ha parlato della necessità di una riflessione sulla fase attraversata dal partito e sull’andamento dei consensi.
Le parole di Occhiuto acquistano quindi un peso particolare perché arrivano da uno dei quattro vicesegretari nazionali di Forza Italia e da un presidente di Regione che negli ultimi mesi ha assunto una crescente visibilità nel dibattito nazionale.
La Calabria, inoltre, è diventata uno dei laboratori politici sui quali lo stesso Occhiuto sta costruendo il proprio ragionamento.
Dopo le elezioni suppletive di Reggio Calabria, vinte dal candidato del centrodestra Fabio Roscioli, Occhiuto ha sostenuto che l’esperienza calabrese possa offrire indicazioni anche alla coalizione nazionale. Nei giorni precedenti aveva affermato che il centrodestra, a suo giudizio, può essere competitivo rafforzando soprattutto la propria componente liberale e riformista e mantenendo una distinzione rispetto alla destra populista rappresentata da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci.
Il confronto con Vannacci ha ulteriormente accentuato il dibattito sull’identità futura del centrodestra.
Occhiuto, dopo il voto di Reggio Calabria, ha ribadito che una coalizione capace di governare e comunicare i risultati non dovrebbe temere la competizione con formazioni populiste.
È in questo quadro che va letta la richiesta di cambiamento rivolta a Forza Italia.
Non emerge, almeno dalle dichiarazioni pubbliche disponibili, una richiesta esplicita di sostituire Tajani alla guida del partito. Occhiuto sottolinea anzi il ruolo avuto dall’attuale segretario nella fase successiva alla morte di Berlusconi. La sua sollecitazione riguarda soprattutto il modello politico e organizzativo degli azzurri.
Il messaggio è però netto: conservare semplicemente ciò che Forza Italia è stata non sarebbe sufficiente.
Per Occhiuto il partito deve tornare ad avere quella capacità innovativa che ne caratterizzò la nascita, parlare maggiormente alle nuove generazioni e intercettare liberali e riformisti che oggi, secondo la sua analisi, non trovano una rappresentanza politica pienamente soddisfacente.
Resta adesso da capire quali conseguenze produrrà questo dibattito nei vertici azzurri.
Antonio Tajani continua ad essere il segretario nazionale e la struttura ufficiale del partito vede Occhiuto ricoprire il ruolo di vicesegretario insieme a Deborah Bergamini, Alberto Cirio e Stefano Benigni.
Proprio per questo le parole del presidente calabrese non arrivano dall’esterno ma dal cuore della dirigenza di Forza Italia.
Il confronto sembra dunque destinato a proseguire. Il tema non è soltanto chi guiderà il partito, ma quale Forza Italia si presenterà agli elettori nei prossimi appuntamenti politici: quella legata prevalentemente alla propria storia oppure una formazione che proverà a ridefinire linguaggio, proposta politica e rapporto con le nuove generazioni.
Occhiuto ha già indicato la sua direzione: mantenere l’identità liberale e moderata del partito, ma cambiarne profondamente strumenti, temi e capacità di comunicazione.

