Cosenza, 29 aprile 2025 – È arrivata la parola fine sul caso giudiziario che vedeva coinvolto Mario Occhiuto. La sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura Generale contro l’assoluzione dell’ex sindaco di Cosenza, ora senatore di Forza Italia, confermando così in via definitiva la sua estraneità ai fatti contestati.
Occhiuto era accusato di diversi episodi di peculato, legati a rimborsi per missioni istituzionali effettuate tra il 2013 e il 2017. In primo grado, il GUP di Cosenza, Claudia Pingitore, lo aveva assolto con due diverse formule: “per non aver commesso il fatto” riguardo alla falsificazione di documenti a opera dell’ex capo della sua segreteria, Giuseppe Cirò, e “perché il fatto non sussiste” per i rimborsi basati su documentazione irregolare o carente.
La Corte d’Appello di Catanzaro aveva successivamente confermato questa decisione, respingendo l’appello della Procura. Ora, la Suprema Corte ha ritenuto infondate le censure mosse dai pubblici ministeri, sancendo la definitiva assoluzione di Occhiuto.
La Procura Generale contestava una presunta “motivazione apparente” nella sentenza di secondo grado e chiedeva la riapertura dell’istruttoria per riascoltare Cirò e l’ex senatore Nicola Morra. Tuttavia, i giudici della Cassazione hanno stabilito che una nuova audizione dei testi avrebbe avuto un impatto marginale, evidenziando come la credibilità di Cirò fosse stata già ampiamente smentita, anche alla luce di un pregiudizio personale nei confronti di Occhiuto.
Fondamentale nelle motivazioni è stato anche il richiamo a un principio ormai consolidato: per configurare il reato di peculato non basta una semplice irregolarità contabile. Occorre dimostrare l’appropriazione concreta di denaro a fini personali, elemento che – secondo i giudici – non è mai emerso nel caso di Mario Occhiuto.
Con questa sentenza definitiva, si chiude una lunga vicenda giudiziaria che aveva alimentato polemiche e divisioni politiche a Cosenza e non solo. Occhiuto può ora guardare avanti, forte di un’assoluzione che gli restituisce pienamente l’onore.

