Vibo Valentia, pestaggio e auto incendiata al dirigente dell’Urbanistica: due misure cautelari, l’ombra degli abusi edilizi

VIBO VALENTIA – Arriva una svolta nell’inchiesta sulle intimidazioni subite da Andrea Nocita, dirigente del settore Urbanistica del Comune di Vibo Valentia. La Squadra Mobile della Questura ha eseguito due misure cautelari nei confronti di altrettante persone del Vibonese, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo e in concorso, per l’aggressione avvenuta lo scorso 29 aprile e per gli episodi successivi collegati all’attività professionale del dirigente. Per uno degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre per l’altro sono scattati gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Le accuse contestate sono pesanti: lesioni personali aggravate, tentata estorsione e violenza a Corpo amministrativo. A uno dei due viene inoltre contestato il danneggiamento seguito dall’incendio dell’automobile utilizzata dal dirigente comunale. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Vibo Valentia su richiesta della Procura della Repubblica.

L’episodio che ha dato il via alle indagini risale alla fine di aprile. Nocita si trovava nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo quando venne aggredito alle spalle e colpito con un bastone o comunque con un mezzo contundente. Le ferite riportate furono giudicate guaribili in quindici giorni. Un’aggressione che sin dall’inizio aveva destato forte preoccupazione, anche per il ruolo ricoperto dalla vittima all’interno dell’amministrazione comunale.

Ma la vicenda non si fermò lì. Circa tre settimane dopo, nella notte tra il 21 e il 22 maggio, l’auto utilizzata dal dirigente venne incendiata proprio nei pressi della stessa stazione ferroviaria. Un secondo episodio che rafforzò il sospetto che dietro le intimidazioni potesse esserci un disegno preciso e non una semplice aggressione occasionale.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il possibile movente sarebbe legato ad alcuni accertamenti comunali in materia di abusivismo edilizio. In particolare, l’attività amministrativa avrebbe riguardato un fabbricato ritenuto abusivo e utilizzato da uno degli indagati, per il quale erano in corso verifiche finalizzate alla possibile demolizione oppure all’acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale.

È proprio in questo contesto che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero maturate le pressioni e le intimidazioni. Uno degli indagati avrebbe manifestato apertamente la propria contrarietà agli accertamenti e avrebbe rivolto a un tecnico comunale una minaccia riferibile allo stesso Nocita, facendo capire di conoscerne le abitudini e persino il luogo nel quale era solito parcheggiare l’automobile.

L’aggressione del 29 aprile, sempre secondo quanto ricostruito dalla Polizia, sarebbe stata materialmente eseguita dal secondo indagato dietro la promessa di un compenso economico. Per raggiungere la vittima sarebbe stato utilizzato un motoveicolo successivamente rinvenuto nella disponibilità del presunto mandante. Gli investigatori avrebbero inoltre accertato che la targa del mezzo era stata alterata nei caratteri alfanumerici, verosimilmente per renderne più difficile l’identificazione.

Le indagini della Squadra Mobile si sarebbero sviluppate attraverso una serie di attività tecniche, comprese intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, che avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire progressivamente rapporti, movente e presunti ruoli dei soggetti coinvolti.

La vicenda aveva già provocato forte allarme a Palazzo Luigi Razza. Dopo l’incendio dell’auto, il Comune aveva rafforzato le misure di tutela attorno al dirigente, fino a prevedere l’accompagnamento da parte della Polizia locale lungo il percorso tra la stazione ferroviaria e il municipio.

Il quadro aveva assunto contorni ancora più inquietanti perché le intimidazioni contro Nocita si inserivano in un periodo particolarmente delicato per l’amministrazione vibonese. Nei mesi precedenti altri amministratori e dirigenti erano stati destinatari di episodi minacciosi, tra auto incendiate, colpi d’arma da fuoco e lettere anonime. Gli investigatori, almeno nelle fasi precedenti delle varie inchieste, non avevano escluso possibili collegamenti, anche se ogni singolo episodio resta oggetto di specifici accertamenti.

La nuova svolta investigativa permette ora di delineare con maggiore precisione almeno il filone riguardante il dirigente dell’Urbanistica. L’ipotesi della Procura è che le violenze fossero finalizzate a condizionare il regolare esercizio dell’attività amministrativa, cercando di fermare o influenzare i controlli sugli abusi edilizi.

Per uno degli indagati si sono quindi aperte le porte del carcere di Vibo Valentia, mentre l’altro è stato accompagnato nella propria abitazione e sottoposto ai domiciliari con braccialetto elettronico.

Si tratta tuttavia di un procedimento ancora nella fase cautelare. Le contestazioni formulate rappresentano allo stato ipotesi accusatorie e dovranno essere verificate nel prosieguo dell’inchiesta e nelle eventuali successive fasi processuali. Per entrambi gli indagati resta valido il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Resta però il peso di una vicenda che tocca un nervo scoperto della pubblica amministrazione: la libertà dei funzionari di svolgere controlli e assumere decisioni senza subire pressioni, minacce o violenze. Quando un bastone, un incendio o una minaccia cercano di sostituirsi alle regole, non viene colpita soltanto una persona, ma l’intera funzione pubblica.

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