Bonifati (CS) – A pochi giorni da un episodio che ha scosso la sua comunità, Don Guido Quintieri, parroco di Bonifati, ha scelto di rompere il silenzio con un messaggio potente, intriso di fede, resilienza e invito alla riflessione profonda. Domenica scorsa, durante la celebrazione eucaristica, ha esortato i fedeli a “non lasciarsi rubare la gioia”, un monito che oggi torna a ribadire con forza dopo essere stato vittima di un’aggressione, presumibilmente scaturita – secondo una ricostruzione ancora da chiarire – dal mancato affaccio della statua sacra alla finestra di un’abitazione privata.
Lontano dalla polemica o dalla ricerca di colpe, Don Guido sceglie la via del perdono e dell’abbraccio comunitario. “Non vado a rintracciare i motivi dell’accaduto – ha dichiarato – e invito tutti a fare altrettanto. Abbiamo bisogno di gesti concreti di speranza, perché essa va organizzata, come ci insegna Papa Francesco”.
In un tempo in cui la cronaca spesso predilige lo scandalo e il sensazionalismo, Don Guido chiede ai giornalisti “di non cedere alla tentazione di strumentalizzare i fatti semplicemente per attirare l’attenzione dei lettori”. La sua visione è chiara: “Solo quando il bene e il bello faranno più notizia della violenza, potremo davvero dire di vivere in una comunità più fraterna”.
Don Guido ha rivolto parole cariche di gratitudine alla sua comunità parrocchiale: “Persone generose, dalla fede autentica, capaci di andare oltre gli stereotipi di una religiosità intrappolata nei ritualismi”. E in un gesto di profonda spiritualità ha annunciato che celebrerà l’Eucarestia proprio per colui che lo ha aggredito, sottolineando come quella violenza non sia altro che il frutto di mali endemici come le dipendenze, che vanno compresi, denunciati e curati.
Il sacerdote ha voluto ringraziare in particolare il Vescovo Stefano e l’intero presbiterio diocesano, insieme a tutti coloro che, vicini e lontani, gli hanno espresso affetto e sostegno. “Sentire la vostra vicinanza mi ha aiutato molto”, ha detto.
Infine, un appello alla consapevolezza collettiva: “Non dobbiamo temere di riconoscere le fragilità che attraversano le nostre comunità. Una comunità esente da piaghe non esiste, ma può esistere una comunità capace di curarle, con l’impegno di tutti”.
Un messaggio che va ben oltre i confini di Bonifati, e che risuona come un esempio di fede viva, maturità pastorale e speranza attiva.

