Denny Romano protesta contro la casa circondariale di Rebibbia

Denny Romano, imputato nel processo “Reset” contro la ‘ndrangheta cosentina, ha espresso una forte protesta contro la casa circondariale di Rebibbia, dove è detenuto, denunciando gravi carenze nell’assistenza sanitaria a lui riservata.

Durante l’ultima udienza tenutasi nell’aula bunker di Castrovillari, Romano ha ringraziato i giudici per aver autorizzato le visite mediche necessarie, ma ha lamentato che, nonostante l’autorizzazione, non è stata intrapresa alcuna azione concreta. Ha dichiarato di aver perso circa 20 chili dal 1° settembre e di non essere stato visitato da alcun medico penitenziario per identificare la patologia di cui soffre. In segno di protesta, ha annunciato la sua intenzione di non partecipare più alle udienze, sottolineando di non chiedere il trasferimento ma di voler denunciare la situazione di indifferenza nei suoi confronti .

In precedenti dichiarazioni spontanee, Romano aveva riferito di aver subito un trauma cranico due anni fa in carcere e che, nonostante fosse stata disposta una TAC cranica, non ha ancora ricevuto alcuna assistenza. Ha inoltre affermato che gli è stato diagnosticato un tumore, presumibilmente benigno, ma senza che sia mai stata eseguita una biopsia. Romano ha espresso preoccupazione per l’intervento chirurgico proposto, ritenendolo troppo invasivo e basato su tecniche obsolete, e ha chiesto l’intervento del tribunale di Cosenza per garantire cure adeguate .

Il processo “Reset” si avvia alla conclusione, con la prossima udienza prevista per il 15 maggio, durante la quale saranno ascoltati gli ultimi testimoni e il tribunale collegiale di Cosenza dichiarerà concluso il dibattimento. Successivamente, inizierà la requisitoria della DDA di Catanzaro, che avrà una durata massima di cinque giorni .

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