Oggi, 12 maggio 2025, ricorre il 25º anniversario dell’omicidio di Antonio “Tonino” Sena “Il Capo dei Capi”

Cosenza, 12 maggio 2025.
Sono passati venticinque anni. Un quarto di secolo da quel giorno di maggio in cui la città si svegliò con l’eco secca di colpi di pistola e la notizia sussurrata nei vicoli: “Hanno fatto fuori Tonino Sena”.

Era un venerdì, ma sembrava domenica, tanto irreale fu quel silenzio improvviso che scese su Castrolibero. Nessuno parlava, ma tutti sapevano. Tonino non era un uomo qualunque. Lo riconoscevi dalla camminata lenta e sicura, dagli occhiali scuri anche d’inverno, dal rispetto che incuteva più con la presenza che con le parole. Era stato il volto più visibile, e per certi versi più temuto, di una stagione feroce in cui la città si divideva tra clan, alleanze e tradimenti.

Quel giorno, lo fermarono come si fermano i potenti: con la violenza decisa, senza esitazioni. Un tamponamento simulato, un’auto che si blocca, i finestrini che si abbassano, e poi il crepitio secco, la pioggia di fuoco. Morì così, a bordo della sua vettura, con accanto il figlio e un amico. Non ci fu tempo per parole né per addii. Il destino, quel giorno, si era presentato puntuale.

Da allora sono cambiati i nomi, i volti, forse anche i metodi. Ma nella memoria collettiva, Tonino è rimasto. Un’ombra lunga che attraversa ancora oggi certi quartieri, un sussurro che riemerge nei racconti dei più anziani, nei bar, tra un caffè e una stretta di mano. “Con lui, certe cose non succedevano”, dicono alcuni con rimpianto, altri con sollievo.

A venticinque anni dalla sua morte, il suo nome non è solo un frammento di cronaca nera. È parte di una narrazione più ampia, quella di una città che ha conosciuto il sangue e la paura, ma che ha anche imparato a sopravvivere, a cambiare pelle, a guardare avanti.

Ma ogni 12 maggio, anche solo per un istante, Cosenza si volta indietro. E ricorda.

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