Un gruppo internazionale di ricercatori ha identificato un nuovo meccanismo potenzialmente rivoluzionario nella lotta contro il cancro: le cellule tumorali che resistono alla chemioterapia sembrano sviluppare una vulnerabilità specifica, che potrebbe essere sfruttata per distruggerle completamente.
Alla base di questa scoperta c’è un processo chiamato ferroptosi, un tipo di morte cellulare programmata diversa dall’apoptosi. Mentre quest’ultima è nota come una sorta di “suicidio cellulare” ordinato, attivato ad esempio da gravi danni al DNA, la ferroptosi si innesca attraverso un accumulo di perossidi lipidici legati al ferro, che danneggiano le membrane cellulari fino a provocarne la rottura.
La ricerca, ancora in fase preclinica, è stata guidata da un team dell’Università di Innsbruck in Austria, in collaborazione con vari istituti europei, tra cui l’Università di Jena, il Centro medico universitario di Amburgo-Eppendorf e l’Istituto Leibniz sull’invecchiamento. A coordinare il lavoro è stato il professor Andreas Koeberle, oggi docente di Farmacia all’Università di Graz.
Gli scienziati hanno osservato che, quando sottoposte ai trattamenti chemioterapici, anche le cellule tumorali che riescono a sopravvivere sviluppano un cambiamento strutturale nelle loro membrane: iniziano infatti ad arricchirsi di acidi grassi polinsaturi. Questo cambiamento, dovuto allo stress provocato dai farmaci, le rende particolarmente vulnerabili alla ferroptosi.
“Le sostanze naturali con effetti citotossici provocano un’accelerazione dell’incorporazione di questi lipidi nelle membrane cellulari tumorali, rendendole molto più sensibili alla ferroptosi già nelle fasi iniziali del trattamento”, ha spiegato Koeberle in un comunicato ufficiale. “Il fenomeno osservato sembra ripetersi in tutte le linee tumorali testate e con numerosi agenti antitumorali, suggerendo che possa trattarsi di un meccanismo valido universalmente”.
L’ipotesi più ambiziosa è che, imparando a stimolare in modo mirato questo processo, si possa arrivare a eliminare ogni cellula tumorale resistente alla chemio, aprendo così la strada a terapie oncologiche più efficaci.
È importante tuttavia ricordare che questi risultati sono stati ottenuti su cellule in laboratorio, e serviranno ancora molti studi prima di poter passare alla sperimentazione clinica sugli esseri umani. Inoltre, la ferroptosi, pur promettente, è un meccanismo complesso da controllare, in quanto coinvolto anche in processi patologici come malattie neurodegenerative, danni renali acuti e patologie infiammatorie dell’intestino.
Nel frattempo, la scienza continua a esplorare nuovi orizzonti nella lotta contro il cancro. Tra le frontiere più curiose e promettenti, uno studio recente ha analizzato il ruolo della proteina Dsup dei tardigradi – minuscoli organismi noti per la loro incredibile resistenza – come potenziale alleata per proteggere le cellule sane durante le terapie oncologiche.
Anche se il traguardo è ancora lontano, queste scoperte rappresentano un passo importante verso nuove strategie terapeutiche, capaci un giorno di rendere il cancro una malattia sempre più curabile.

