CASTROVILLARI – Giugno 2025. A Castrovillari si alza il sipario sul processo “Reset”, uno dei più significativi procedimenti antimafia degli ultimi anni in Calabria. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, aveva portato all’arresto nel 2023 di decine di persone ritenute affiliate alla cosca Abbruzzese, attiva nel territorio di Cassano allo Ionio e con ramificazioni fino al Pollino e all’alto Jonio cosentino.
L’udienza di ieri ha visto la requisitoria del pubblico ministero che ha ricostruito l’intero impianto accusatorio, delineando un sistema criminale capillare fatto di estorsioni, spaccio di stupefacenti, controllo delle attività economiche e infiltrazioni nella pubblica amministrazione. Tra gli imputati, anche presunti gregari e fiancheggiatori, oltre a insospettabili professionisti e imprenditori locali.
L’inchiesta “Reset” – così chiamata con l’intento di “azzerare” le gerarchie criminali sul territorio – si fonda su anni di intercettazioni ambientali, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e riscontri sul campo. I giudici del Tribunale collegiale di Castrovillari hanno fissato un fitto calendario di udienze per ascoltare testimoni, consulenti e visionare il materiale probatorio.
Le famiglie delle vittime di racket e intimidazioni assistono con attenzione, nella speranza che questo processo possa segnare un punto di svolta nella liberazione del territorio dalla morsa mafiosa.
Il prossimo snodo cruciale sarà l’ascolto degli ex affiliati diventati collaboratori, le cui testimonianze potrebbero confermare – o far vacillare – l’impianto accusatorio. Intanto, Castrovillari guarda al tribunale come a un presidio di legalità che tenta di ristabilire la giustizia in un’area storicamente segnata dalla presenza della criminalità organizzata.
Il processo “Reset”, in corso presso l’aula bunker di Castrovillari, rappresenta uno dei più significativi procedimenti antimafia degli ultimi anni in Calabria. Coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, vede coinvolti numerosi imputati accusati di far parte di una presunta confederazione mafiosa operante nel Cosentino.
Nomi degli imputati e pene richieste dalla DDA
Al termine della requisitoria, i pubblici ministeri Vito Valerio e Corrado Cubellotti hanno formulato richieste di condanna per oltre 100 imputati, con pene variabili da 1 a 30 anni di reclusione. Di seguito, alcuni dei nomi e delle pene richieste:
- Rosaria Abbruzzese: 24 anni
- Fiore Abbruzzese: 21 anni e 4 mesi
- Giovanni Abbruzzese: 20 anni
- Giovanni Aloise: 18 anni
- Armando Antonucci: 16 anni
- Luigi Berlingieri: 16 anni
- Cosimo Bevilacqua: 16 anni
- Nicola Bevilacqua: 20 anni
- Giuseppe Bartucci: 16 anni
- Giuseppe Broccolo: 16 anni e 6 mesi
- Agostino Briguori: 21 anni
- Ernesto Campanile: 18 anni
- Andrea Mazzei: 21 anni
- Mario Perri: 22 anni
- Giuseppe Perrone: 16 anni e 9 mesi
- Antonio Presta: 30 anni
- Giuseppe Presta: 20 anni
- Sergio Raimondo: 22 anni
- Paolo Recchia: 20 anni
- Denny Romano: 16 anni
- Massimo Volpentesta: 10 anni
Inoltre, per l’ex sindaco di Rende, Marcello Manna, la DDA ha richiesto una condanna a 10 anni di reclusione. Manna è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, falsi, abusi e interferenze illecite. Il suo coinvolgimento nel processo è stato uno dei motivi che hanno portato allo scioglimento del Comune di Rende per infiltrazioni mafiose da parte del Ministero dell’Interno.
Assoluzioni richieste
La DDA ha anche richiesto l’assoluzione per alcuni imputati, tra cui:(cosenzachannel.it)
- Fabrizio Abate
- Andrea Bruni
- Paolo Reda
- Ines Reda
- Francesco Tassone
- Francesca Tiralongo
Prossimi sviluppi
La sentenza di primo grado per il rito ordinario è attesa per il 15 luglio 2025. Nel frattempo, proseguono le discussioni delle difese e l’esame dei testimoni. Il processo “Reset” rappresenta un momento cruciale nella lotta contro la ‘ndrangheta nel territorio cosentino, con l’obiettivo di smantellare le strutture criminali radicate nella regione.
Di seguito la scheda completa degli imputati


