“Ciao Pierì, piccolo ma grande uomo”: l’ultimo saluto ad Alvaro Vitali, solo Carlo Verdone al funerale

Roma, giugno 2025 – Nella chiesa semivuota, tra i banchi silenziosi e il rumore sommesso dei pochi presenti, una voce si è alzata sopra il vuoto dell’assenza: quella di Carlo Verdone. Un amico, un collega, un fratello del set. L’unico sì, l’unico volto del grande cinema italiano a essersi presentato per dare l’ultimo saluto ad Alvaro Vitali, l’indimenticato “Pierino” della commedia all’italiana.

C’era solo lui, Verdone. Nessuna delegazione, nessun tappeto rosso, nessuna pioggia di fiori. Solo un uomo, con gli occhi lucidi e la voce rotta, che ha avuto il coraggio e la dignità di ricordare chi era davvero Alvaro Vitali, al di là delle battute, dei doppi sensi, dei film bollati frettolosamente come “di serie B”.

Durante l’omelia la voce di Verdone ha tremato più volte:

“Non era solo un comico, non era solo Pierino. Era un attore vero, un uomo buono, un cuore puro. Un compagno di scena che arrivava sempre per primo e se ne andava per ultimo, con la voglia di fare e di far ridere. E se oggi qui non c’è nessuno, se il cinema lo ha dimenticato, è solo la prova di quanto questa arte, a volte, sappia essere ingrata e smemorata. Io invece non dimentico. Io ti porto con me, Alvà.”

Parole toccanti, che hanno scavato nel cuore di chi c’era. Pochi amici veri, qualche fan silenzioso. E nient’altro. Nessuna corona ufficiale, nessun regista, nessun volto noto di quelli che, un tempo, facevano la fila per una battuta con lui. Perché forse è più facile amare i comici da vivi, quando fanno ridere e incassano, che da morti, quando la loro verità scomoda diventa troppo reale.

E cosa dire, ora che le luci si spengono davvero su Alvaro Vitali?

Forse solo queste parole, che arrivano dritte dal cuore:

Ciao Alvaro. Ciao Pierì. Piccolo ma grande uomo. Riduttivo chiamarti solo attore. Sei stato una parte d’Italia, di quella che sa ancora ridere tra le lacrime. Ti hanno voltato le spalle, ma non ti hanno mai tolto la dignità. Quella te la sei portata con te, e con te resterà.

Che la terra ti sia lieve, maestro della risata e della malinconia. E che un giorno, finalmente, anche il cinema impari a dire: scusa.