Maxi-operazione anti-riciclaggio: 9 arresti e sequestri milionari tra Calabria, Puglia, Basilicata e Lombardia

Un’imponente operazione di polizia giudiziaria ha colpito stamani un’organizzazione criminale dedita al riciclaggio dei proventi di rapine, frodi e reati finanziari. L’azione coordinata da Guardia di Finanza, Polizia di Stato e DDA ha interessato diverse regioni italiane, tra cui Calabria, Puglia, Basilicata e Lombardia, portando all’esecuzione di 9 misure cautelari e al sequestro di beni per oltre 170 milioni di euro.

L’indagine, avviata nel 2023 e denominata “Operazione Silos”, ha ricostruito un complesso meccanismo di riciclaggio di denaro ottenuto da rapine a portavalori, frodi fiscali e truffe sui fondi europei, il tutto reinvestito in attività economiche, immobili e conti esteri attraverso una rete fittizia di società intestate a prestanome.

Un sistema criminale radicato e trasversale

L’organizzazione operava su più livelli: al vertice un gruppo di soggetti già noti alle forze dell’ordine per legami con ambienti della criminalità organizzata pugliese e calabrese. Il denaro “sporco” veniva trasferito su conti intestati a società con sede fittizia in Lussemburgo e a Malta, per poi rientrare in Italia attraverso transazioni simulate legate al commercio di metalli preziosi, carburanti e persino prodotti agricoli.

Secondo le indagini, parte dei fondi sarebbero stati anche impiegati per acquisire terreni e immobili di pregio in provincia di Cosenza e Lecce, a nome di familiari e collaboratori insospettabili.

I numeri dell’operazione

L’inchiesta ha visto impegnati oltre 180 uomini delle forze dell’ordine e decine di perquisizioni, con l’impiego di unità cinofile, esperti informatici e supporto della Banca d’Italia. Il bilancio provvisorio è il seguente:

  • 9 persone arrestate (5 in carcere, 4 ai domiciliari);
  • 32 indagati a piede libero;
  • Beni sequestrati per un valore complessivo di circa 170 milioni di euro tra conti correnti, ville, auto di lusso e aziende;
  • Ulteriori 10 milioni di euro in asset digitali e criptovalute sotto sequestro.

«Questa operazione dimostra come i proventi della criminalità organizzata si muovano rapidamente attraverso circuiti apparentemente leciti – ha dichiarato il procuratore della DDA di Potenza, titolare dell’inchiesta – ed evidenzia la capacità dei gruppi criminali di mimetizzarsi nel tessuto economico nazionale ed europeo».

Anche la Direzione Nazionale Antimafia ha espresso soddisfazione per un’azione «che ha colpito al cuore la rete finanziaria delle mafie, agendo prima ancora che il denaro sporco si trasformasse in potere economico e sociale»

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