Vi ricordate dell’Ambulante?

RUBRICA: PENNE RIGHE E CALMA(R)I
di Maria Giovanna Santucci

L’ambulante non era soltanto un venditore: era un narratore di piazza, un custode di tradizioni, fatto di
scambi umani, di sorrisi veloci, di rapporti che nati attorno ad un banco itinerante.
Un tempo, nei piccoli paesi di montagna, l’arrivo dell’ambulante era un evento atteso.
Le strade strette e le piazze silenziose si animavano al suono della sua voce che annunciava merci venute da
lontano: stoffe, spezie, stoviglie, utensili, dolciumi. In quei luoghi isolati, dove l’inverno chiudeva ogni
passaggio e i negozi erano pochi, l’ambulante portava il mondo oltre le cime.
Non era solo commercio: era racconto, scambio di notizie, occasione di incontro, la gente lo attendeva e
felice scendeva in piazza. L’ambulante conosceva ogni famiglia, ogni bisogno, e spesso la sua presenza
spezzava la monotonia delle giornate scandite dal lavoro nei campi o nelle stalle.
Oggi il ricordo dell’ambulante resiste nella memoria collettiva, in quelle voci, in quei passi lenti tra le case di
pietra, c’era la vita che saliva fin su alle montagne lungo le mulattiere con il carretto che scricchiolava sotto
il peso delle merci.
Il poeta e pecoraio futurista, Giardina, negli anni successivi al 1944, abbandonò la poesia è diventò
venditore ambulante nel paese di Godrano, intrattenendo la comunità con discorsi e lodi in occasione di
eventi: matrimoni, feste religiose e funerali.
Nella commedia all’italiana del cinema di quegli anni, gli ambulanti sono figure secondarie ma molto
significative, perché rappresentano la vita quotidiana dei paesini italiani degli anni ’50.
In “Pane, amore e fantasia”: l’ambulante era colui che girava di borgo in borgo, non solo un venditore, ma
un ponte tra il paese e il mondo esterno. Un chiacchierone, portatore di stoffe, novità e pettegolezzi
Nel film “Per grazia ricevuta”: l’ambulante Zi’ Checco arriva con il camion al convento per rifornire i frati: di
cibo, coperte e altri beni di prima necessità. Un momento d’interazione tra spiritualità e realtà quotidiana
di un Italia rurale del dopoguerra con l’incontro tra mondo terreno e universo spirituale.
Il ricordo degli ambulanti di montagna può aiutarci a comprendere che dietro a ogni venditore c’era una
storia di fatica, dignità e resistenza di un Italia che si spostava dal mondo contadino verso quello urbano e
industriale.

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