L’operazione dei Ros guidata dalla Dda ha colpito il potente clan: ricostruiti gli assetti e le attività criminali
La Calabria si è svegliata con la notizia di un durissimo colpo inferto alla storica cosca Piromalli, radicata a Gioia Tauro e da sempre considerata tra le più potenti della ’ndrangheta. I Carabinieri del ROS, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno portato a termine l’operazione “Res Tauro” che ha condotto a 26 arresti, con accuse pesantissime che vanno dall’associazione mafiosa all’estorsione, dal riciclaggio all’autoriciclaggio, fino alla turbativa d’asta e al trasferimento fraudolento di valori.
Tra i fermati spicca il nome di Giuseppe “Pino” Piromalli, detto “Facciazza”, ottantenne considerato il capo indiscusso della famiglia, tornato in libertà nel 2021 dopo oltre vent’anni di carcere e già indicato come promotore e organizzatore delle attività illecite del clan. Con lui è stato arrestato anche Gioacchino Piromalli, classe ’69, conosciuto come “l’avvocato”. Insieme a loro, in carcere sono finiti altri esponenti di spicco e affiliati: Rosario Bruzzese, Raoul Centenari, Antonino Cipri, Francesco e Salvatore Copelli, Rocco Delfino, Giuseppe Ferraro, Giovanni Furfaro, Davide Macrì, Rosario Mazzaferro, Aurelio Messineo, Domenico Giuseppe Riganò, Cosimo Romagnosi, Domenico Saverino, Domenico Sibio, Francesco Giuseppe Spizzica, Michele Trimarchi, Antonio, Giuseppe e Vincenzo Zito.
Altri quattro soggetti sono invece stati sottoposti agli arresti domiciliari: Francesco Adornato, Nicola Callè, Michelangelo Timpani e Antonio Piromalli, padre di Gioacchino e fratello dello stesso Giuseppe, a conferma di quanto il vincolo familiare resti un cardine delle dinamiche criminali.
Secondo gli inquirenti, la cosca aveva ripreso con forza il controllo del territorio, esercitando pressioni estorsive su imprenditori e commercianti e reinvestendo ingenti somme di denaro sporco in attività economiche apparentemente lecite. Un capitolo particolarmente inquietante riguarda le aste giudiziarie: le indagini hanno evidenziato tentativi sistematici di condizionare le vendite pubbliche per riacquisire beni confiscati alla stessa famiglia mafiosa.
L’operazione, che ha coinvolto centinaia di militari, segna un nuovo capitolo nella lotta alla criminalità organizzata in un’area strategica come quella di Gioia Tauro, cuore economico della Calabria e snodo centrale dei traffici internazionali. Per la DDA e i ROS si tratta di un risultato di grande rilievo, perché mette in discussione la capacità del clan di mantenere intatto il proprio potere dopo decenni di processi e condanne.
Il nome Piromalli continua a evocare un passato ingombrante, ma l’azione di oggi prova a disegnare un futuro diverso: un territorio liberato da uno dei sodalizi più influenti della ’ndrangheta.

