L’eredità di Saverio Strati a cento anni dalla nascita: la Calabria che diventa letteratura, dall’emigrazione al riscatto

Sant’Agata del Bianco (RC) — A cento anni dalla nascita (16 agosto 1924), la figura di Saverio Strati continua a rappresentare uno dei cardini del Novecento letterario meridionale: narratore della Calabria contadina, delle ferite dell’emigrazione e della dignità del lavoro, capace di trasformare biografie minime in romanzi di valore nazionale. Nato a Sant’Agata del Bianco e scomparso a Scandicci il 9 aprile 2014, Strati è al centro di un ampio programma di celebrazioni e riletture avviato nel 2024 e proseguito nel 2025.

Un centenario vivo tra studi, convegni e nuove edizioni

Nel 2024 la Regione Calabria ha sostenuto ufficialmente iniziative per il centenario (mostre, incontri, ristampe), aprendo un calendario che nel 2025 ha fatto tappa nel borgo natale dello scrittore con il convegno nazionale “100 Strati. Identità, memoria e futuro” (16–17 ottobre, Sant’Agata del Bianco). L’appuntamento — promosso da comitato scientifico e istituzioni regionali — ha riunito studiosi e lettori per mettere a fuoco temi, lingua e attualità dell’opera stratiana.

Opere e temi: dal mondo contadino al Premio Campiello

Fra i titoli centrali della sua produzione, il romanzo Il selvaggio di Santa Venere (1977), che valse a Strati il Premio Campiello e resta una delle porte d’accesso più autorevoli al suo universo narrativo. In primo piano anche La teda (1957), Tibi e Tàscia (1959), Mani vuote (1960), Noi lazzaroni (1972) e Il diavolaro (1980), oggi nuovamente disponibili in collane dedicate. La sua prosa, spesso accostata al filone neorealista, indaga con precisione la vita dei braccianti, la fatica quotidiana, l’ingiustizia sociale e la spinta — talora dolorosa — all’emigrazione.

Perché Strati parla ancora al presente

Critici e studiosi coinvolti nelle iniziative del centenario hanno sottolineato come Strati “spieghi le origini e i risvolti del nostro presente”: non solo cronaca del passato rurale, ma laboratorio linguistico e civile capace di illuminare le fratture tra centro e periferia, città e campagne, istruzione ed esclusione. La Calabria di Strati — fatta di dialetto che filtra nell’italiano, di memorie familiari e di frontiere sociali — continua a interrogare il lettore sull’idea di riscatto individuale e collettivo.

Le celebrazioni: dal 2024 alle tappe del 2025

Dalla presentazione alla fiera romana “Più libri più liberi” (dicembre 2024) alle giornate del 2025 in Aspromonte, il centenario ha prodotto un fitto intreccio di lectio, riedizioni e percorsi di promozione della lettura sul territorio, con il coinvolgimento di scuole, biblioteche e realtà editoriali (tra cui Rubbettino, impegnata nel recupero sistematico delle opere).

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