Cosenza tra le province monitorate: al supermercato il litro a 6,24 euro, ma per i produttori è un campanello d’allarme
COSENZA – Nel pieno della campagna olearia 2025, l’olio extravergine calabrese finisce al centro di una denuncia formale di Coldiretti Calabria, che parla apertamente di “distorsioni di mercato” e di una “rincorsa al ribasso machiavellicamente pilotata” sul prezzo del prodotto simbolo dell’agroalimentare regionale.
Secondo i dati del Mimit oggi un litro di olio extravergine sugli scaffali dei supermercati costa in media:
- 6,24 euro a Cosenza,
- 5,93 euro a Catanzaro,
- 5,79 euro a Reggio Calabria,
con un calo compreso tra 3,30 e 3,68 euro al litro rispetto allo scorso anno. Un sollievo per le famiglie, ma un segnale preoccupante per chi l’olio lo produce.
“Qualità ottima, ma prezzi giù: qualcosa non torna”
Nella nota diffusa l’11 novembre, Coldiretti Calabria spiega che molti produttori si sono rivolti alle sedi territoriali denunciando un vistoso calo del prezzo dell’extravergine, pur a fronte di una qualità definita “ottima” e di una produzione buona. L’associazione, sulla base dei propri uffici economici, parla di “dinamiche opache che stanno alterando il mercato” e di “abusi di mercato” che ne minano il corretto funzionamento.
Il crollo dei prezzi, sottolinea Coldiretti, non sarebbe giustificato da fattori produttivi (quantità o qualità del raccolto), e rischia di trasformarsi in una stretta insostenibile sui margini di reddito degli olivicoltori, proprio mentre i costi di gestione di campi e frantoi restano elevati.
In Calabria oltre 7mila commercianti di olio: “Così si fa il prezzo”
A preoccupare l’organizzazione agricola è soprattutto la struttura della filiera. Dall’analisi Coldiretti emergono alcuni numeri chiave:
- in Puglia, prima regione olivicola italiana, ci sono circa 350mila ettari olivetati e 1.580 commercianti di olio;
- in Calabria, con circa 184mila ettari (circa un terzo della Puglia), i commercianti sono ben 7.151;
- i frantoi sono 1.126 in Calabria contro i 1.109 della Puglia, mentre in Toscana se ne contano 613.
Per Coldiretti, questi dati dimostrano che in Calabria il prezzo finale viene di fatto determinato da migliaia di intermediari, accusati di far rientrare sul mercato, “a prezzi stracciati”, olio di provenienza non chiara, generando effetti distorsivi su tutta la filiera e imponendo ai produttori valori al di sotto dei costi di produzione.
L’appello: “Controlli rapidi e tracciabilità più forte”
Di fronte a questo scenario, Coldiretti chiede interventi immediati:
- rafforzare i sistemi di tracciabilità e controllo sull’origine dell’olio stoccato;
- controlli rapidi e omogenei negli stabilimenti e nelle OP, per verificare l’eventuale presenza di pratiche sleali;
- premialità per le imprese olivicole professionali aggregate e promozione di contratti di filiera nazionali e regionali, per riequilibrare i rapporti di forza tra chi produce e chi commercializza.
«Nelle pratiche disoneste e truffaldine – avverte l’organizzazione – c’è chi ci guadagna due volte e a rimetterci sono gli olivicoltori. Il comparto olivicolo calabrese non chiede protezioni, ma regole chiare, trasparenti e comuni», si legge nella nota.
L’invito a produttori e consumatori
Coldiretti invita i produttori a non svendere l’olio, attendendo condizioni di mercato più eque, e i cittadini a rivolgersi alla rete di Campagna Amica, acquistando direttamente dai produttori per avere un extravergine 100% italiano e tracciato.
Per territori come Cosenza e la sua provincia, dove l’olivicoltura rappresenta uno dei pilastri dell’agricoltura locale, il messaggio è chiaro: dietro il prezzo che oggi appare più leggero nello scontrino, potrebbe nascondersi, secondo Coldiretti, un conto molto salato per il futuro del comparto.

