COSENZA – La Corte di giustizia tributaria di primo grado di Cosenza ha condannato l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per lite temeraria, dopo aver accertato che l’ente pretendeva il pagamento di un bollo auto del 2015 già oggetto di precedente annullamento da parte dei giudici.
Al centro della vicenda c’è un contribuente cosentino, assistito dagli avvocati Marcello Rubino e Flaviana Murone, che si è visto notificare un’intimazione di pagamento per una somma relativa alla tassa automobilistica 2015. La cartella esattoriale da cui traeva origine quella richiesta, però, era stata annullata nel 2022 dalla stessa Corte tributaria, che l’aveva giudicata illegittima.
Nonostante ciò, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha proseguito nell’azione esecutiva, notificando l’intimazione di pagamento e costringendo il contribuente a un nuovo ricorso. Nel corso del giudizio, i difensori hanno dimostrato che mancava un valido titolo esecutivo, perché l’atto presupposto (la cartella) era stato già definitivamente annullato.
La Corte, accogliendo il ricorso, ha annullato l’intimazione di pagamento e ha ritenuto il comportamento dell’ente di riscossione gravemente colposo, configurando una vera e propria lite temeraria: l’Agenzia, pur conoscendo l’annullamento della cartella, non ha provveduto ad agire in autotutela e ha scelto di resistere comunque in giudizio.
Per questo motivo l’Agenzia delle Entrate-Riscossione è stata condannata sia al risarcimento del danno in favore del contribuente, sia al pagamento delle spese processuali. La decisione viene letta dagli addetti ai lavori come un segnale forte sul fronte della tutela dei cittadini: ribadisce che l’attività di riscossione deve rispettare con rigore i limiti fissati dalle sentenze e non può proseguire in presenza di atti già dichiarati illegittimi.

