Prosegue il giallo sulla scomparsa del perito anti-autovelox Antonio Menegon: l’inchiesta resta aperta

Cosenza / Vicenza — È ancora avvolta nel mistero la scomparsa di Antonio Menegon, il perito tecnico noto per la sua attività di controllo e denuncia sugli autovelox irregolari, che da oltre due settimane non dà più notizie di sé. La vicenda, iniziata nei primi giorni di gennaio, ha suscitato preoccupazione fra colleghi, familiari e ambienti giudiziari, inclusi quelli coinvolti nel procedimento presso il Tribunale di Cosenza dove Menegon avrebbe dovuto testimoniare.

La scomparsa: nessuna traccia dal 2 gennaio

Antonio Menegon, 78 anni, ingegnere di professione residente a Tezze sul Brenta (Vicenza) e con studio a Rosà, è sparito il 2 gennaio 2026. I suoi familiari e collaboratori non sono riusciti a mettersi in contatto con lui nei giorni successivi, né lo hanno trovato né a casa né nel suo ufficio. Quando carabinieri e vigili del fuoco sono entrati nello studio di Menegon, hanno riscontrato che tutte le sue cose personali erano lì, comprese chiavi, cellulare, giaccone e computer ancora acceso. La sua auto e il furgone sono stati trovati parcheggiati e chiusi.

Un perito chiave per l’inchiesta calabrese

Menegon non è una figura qualunque: da anni si batteva contro quello che definiva un uso improprio o illegittimo di dispositivi per la rilevazione della velocità sulle strade italiane. La sua esperienza tecnica ha avuto un peso determinante anche nell’indagine della Procura di Cosenza, che aveva portato al sequestro di numerosi autovelox ritenuti irregolari, a causa della mancata omologazione o di difformità tra ciò che era stato “approvato” e ciò che è stato effettivamente installato.

Menegon sarebbe dovuto arrivare nel Cosentino proprio per testimoniare nel procedimento per frode in pubbliche forniture, avviato dopo le denunce e le perizie tecniche che lui stesso aveva elaborato. La sua presenza in aula era considerata importante per chiarire diversi aspetti tecnici della vicenda.

Le indagini: aperto un fascicolo dalla Procura di Vicenza

È stata la Procura della Repubblica di Vicenza ad aprire un fascicolo di indagine sulla scomparsa, allo stato senza ipotesi di reato né indagati. Le autorità stanno analizzando tutte le piste possibili: dalla scomparsa volontaria all’incidente o allontanamento per cause non chiare. Al momento non ci sono prove di effrazione o segni evidenti di violenza, né tracce che consentano di delineare un quadro definito.

Le indagini proseguono con l’ausilio di forze dell’ordine e vigili del fuoco impegnati anche in ricerche di terreno e ambienti circostanti allo studio e alla casa del professionista.

Reazioni di colleghi e amici: nessuna traccia di depressione

In questi giorni, amici e colleghi di Menegon hanno escluso che la scomparsa sia collegata a uno stato di depressione o a un gesto volontario estremo. Secondo uno dei suoi collaboratori più stretti, l’ingegnere stava lavorando su denunce precise, con nomi e cognomi, e si sentiva sotto pressione, ma non mostrava segnali di intendo suicida.

L’associazione di cui fa parte Menegon, attiva da anni per la tutela degli utenti della strada, ha diffuso stralci delle sue ricerche tecniche sui social nella speranza che nuove informazioni emerse possano agevolare le indagini.

La Calabria osserva con attenzione

Anche in Calabria e nella provincia di Cosenza, dove la sua testimonianza avrebbe dovuto essere portata davanti al giudice, si segue con apprensione l’evolversi del caso. La sua scomparsa ha infatti messo in pausa alcuni passaggi processuali e ha sollevato interrogativi sull’impatto delle sue analisi nell’ambito della causa.

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