ROMA / CHIETI — luglio 2025. È partita ufficialmente in Italia la prima sperimentazione clinica autorizzata sull’uso della psilocibina, una sostanza psicoattiva estratta da alcuni funghi allucinogeni, per il trattamento della depressione resistente alle terapie tradizionali. La sperimentazione, autorizzata dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), rappresenta un passo significativo nella ricerca nazionale su approcci innovativi per la salute mentale.
Cosa prevede lo studio
Lo studio clinico è finanziato con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che ha condotto anche i test preclinici necessari all’avvio.
La sperimentazione durerà 24 mesi e si svolgerà presso la Clinica Psichiatrica dell’Ospedale di Chieti, sotto la direzione del professor Giovanni Martinotti, docente di psichiatria all’Università “Gabriele d’Annunzio”.
Faranno parte del progetto anche il Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’Università “G. d’Annunzio”, la ASL Roma 5 e l’Azienda Ospedaliero Universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia.
Chi partecipa e come si svolge
La sperimentazione coinvolgerà 68 pazienti adulti affetti da depressione resistente ai trattamenti standard, cioè situazioni in cui terapie farmacologiche e psicoterapie convenzionali non hanno portato a miglioramenti significativi. I partecipanti riceveranno somministrazioni di psilocibina in un contesto clinico rigorosamente controllato, con supervisione medica specializzata e protocolli di sicurezza.
I ricercatori utilizzeranno tecniche avanzate di neuroimaging e neurofisiologia per valutare gli effetti della molecola nel cervello e identificare eventuali biomarcatori associati a risposta terapeutica.
Come funziona la psilocibina
La psilocibina è un composto psichedelico che, una volta ingerito, viene convertito in psilocina nell’organismo. Questa molecola interagisce con i recettori della serotonina, modulando l’attività delle reti cerebrali responsabili dell’umore, della percezione e dei processi cognitivi.
In altri paesi, come Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera e Australia, studi clinici su psilocibina hanno mostrato che una o due somministrazioni possono portare a miglioramenti clinici rapidi e duraturi nei sintomi depressivi, anche fino a sei mesi nei pazienti con depressione resistente.
Il significato della sperimentazione italiana
Secondo gli addetti ai lavori, l’avvio di questo trial rappresenta un’opportunità importante per la ricerca italiana e internazionale sulla salute mentale, introducendo un nuovo approccio terapeutico potenziale alle forme di depressione più difficili da trattare.
Gli studiosi sottolineano che i risultati non sono ancora definitivi e che la sperimentazione servirà a valutare sicurezza, efficacia e modalità di azione clinica della psilocibina in un ambiente controllato, con l’obiettivo di definire nuove conoscenze scientifiche e, in futuro, possibili percorsi di cura.

