Processo Athena, la Cassazione conferma il carcere per Erminia Cerchiara: decisione definitiva della Suprema Corte

COSENZA – 6 febbraio 2026. La Corte di Cassazione italiana ha emesso una pronuncia che segna una svolta giudiziaria nel maxiprocesso anti-‘ndrangheta denominato “Athena”, confermando l’ordine di custodia cautelare in carcere per Erminia Cerchiara, imputata nel procedimento insieme ad altri affiliati e presunti esponenti della criminalità organizzata operante nella Sibaritide.

La decisione definitiva

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo e ha così ratificato in via definitiva il provvedimento del Tribunale del Riesame di Catanzaro, che aveva già accolto l’appello della Procura della Repubblica, ripristinando la misura cautelare della detenzione in carcere per Cerchiara. La Cassazione ha ritenuto corretti i motivi che avevano portato alla revoca degli arresti domiciliari concessi in precedenza, giudicandoli insufficienti a garantire la sicurezza degli equilibri investigativi.

Dal carcere ai domiciliari e ritorno

Nel corso del 2025, in seguito alla condanna di primo grado, il gip del Tribunale di Catanzaro aveva autorizzato la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari per Cerchiara, valutando la posizione cautelare più adeguata in rapporto alle dinamiche familiari e alla permanenza di altri detenuti legati alla stessa cosca.

Tale provvedimento era stato impugnato dalla Procura, che aveva chiesto e ottenuto dal Riesame il ripristino della custodia cautelare in carcere. Con la successiva conferma della Cassazione, questa misura è ora definitiva e non più soggetta a modifiche automatiche nell’ambito di questo procedimento cautelare.

Il ruolo di Cerchiara nel processo

Erminia Cerchiara è una delle figure più note emerse nell’inchiesta Athena, collegata per il suo ruolo familiare e relazionale alla cosca Abbruzzese – uno dei gruppi criminali di spicco nel territorio di Cassano allo Ionio e dintorni. Nel corso del maxiprocesso, che ha coinvolto decine di imputati, la sua posizione è stata scrutinata attentamente dagli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e dai giudici competenti.

Secondo i documenti processuali disponibili, Cerchiara era stata condannata in primo grado a otto anni di reclusione per associazione mafiosa nell’ambito del procedimento principale.

Il contesto del maxiprocesso “Athena”

L’inchiesta Athena è una delle più ampie operazioni giudiziarie nel panorama calabrese degli ultimi anni contro strutture e articolazioni di ‘ndrangheta attive lungo l’area della Sibaritide, con ramificazioni anche nelle province limitrofe. Le accuse principali contestate ai soggetti coinvolti spaziano dall’associazione mafiosa all’estorsione e ad altri reati gravi legati alla gestione di attività illecite sul territorio.

Nel corso del procedimento di primo grado, che si è concluso nel 2025, decine di imputati sono stati condannati a pene detentive, con molte sentenze confermate nonostante le difese abbiano presentato ricorsi e impugnazioni.

Cosa cambia ora

Con la pronuncia della Cassazione diventata definitiva, Erminia Cerchiara è tornata in carcere, dove sconterà la misura cautelare in attesa di eventuali fasi successive della procedura penale o della fase esecutiva della pena. La decisione della Suprema Corte, non essendo più impugnabile in questa sede, rende esecutiva la disposizione cautelare.

Questa evoluzione segna un passaggio cruciale nell’intero procedimento Athena, confermando l’indirizzo cautelare deciso dalle autorità giudiziarie e ribadito dalla Corte di Cassazione.

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