Corruzione: la Cassazione annulla la condanna a Marcello Manna (ex sindaco di Rende). Processo bis deciso dai giudici supremi

COSENZA — La Corte di Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio della condanna pronunciata contro Marcello Manna, ex sindaco di Rende, nel procedimento per corruzione giudiziaria, aprendo così la strada a un nuovo giudizio d’appello. La decisione della Suprema Corte — adottata dalla Sesta Sezione Penale e notificata nella giornata del 5 febbraio 2026 — rappresenta un colpo di scena nell’iter giudiziario che ha coinvolto la vicenda Genesi e che aveva visto l’esponente politico e giuridico della città del Cosentino già condannato in appello.

La sentenza della Cassazione

La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla difesa di Manna, confermando una serie di profili critici rispetto alla sentenza della Corte d’Appello di Salerno del 18 giugno 2025, che aveva confermato — pur riducendo la pena — una condanna per corruzione in atti giudiziari nei confronti di Manna e dell’ex giudice Marco Petrini. Con l’annullamento con rinvio disposto oggi, la Suprema Corte ha cancellato l’esito del giudizio di secondo grado e ha disposto che il procedimento sia nuovamente esaminato da una sezione diversa della Corte d’Appello, in un nuovo processo di merito.

Secondo quanto riportato dagli atti, la decisione di Cassazione non si limita a cancellare la condanna, ma riapre integralmente la discussione sul caso dopo che la difesa aveva evidenziato criticità nell’impianto accusatorio e nelle valutazioni di secondo grado.

Il caso giudiziario e le accuse

La vicenda ha origine dall’inchiesta Genesi, coordinata dalla Procura di Salerno, che aveva ipotizzato un episodio di corruzione tra l’allora avvocato e sindaco Manna e il magistrato Petrini. Secondo l’accusa originaria, l’episodio contestato risalirebbe al 30 maggio 2019, quando Manna, secondo gli inquirenti, avrebbe consegnato una busta con soldi a Petrini, all’interno dell’ufficio di quest’ultimo, con l’apparente finalità di influenzare l’esito di un procedimento penale.

In primo grado, il Tribunale di Salerno aveva condannato entrambi a due anni e otto mesi di reclusione per il reato di corruzione in atti giudiziari. In secondo grado, la Corte d’Appello di Salerno aveva confermato la responsabilità penale ma, dopo aver riqualificato il fatto in termini giuridici, aveva ridotto la pena a due anni, due mesi e venti giorni per ciascuno degli imputati.

La difesa di Manna aveva quindi impugnato la sentenza di secondo grado, contestando la ricostruzione giuridica e le motivazioni sottese alla conferma della colpevolezza, ritenendo che la sentenza non avesse identificato in modo chiaro e concreto quale fosse il presunto procedimento che avrebbe beneficiato del presunto accordo corruttivo.

Le reazioni delle parti

All’uscita della decisione della Suprema Corte, l’avvocato di Manna, Nicola Carratelli, ha commentato che la decisione di annullare con rinvio conferma la fondatezza di molte delle eccezioni presentate dalla difesa, anche se ha precisato che «si attenderanno le motivazioni della Cassazione per leggere nel dettaglio i profili considerati determinanti». Va ricordato che la Procura generale aveva condiviso in parte le tesi del ricorso, un elemento che ha contribuito alla complessità del quadro processuale.

Dall’altra parte, non sono arrivate dichiarazioni ufficiali da parte della Procura generale sull’esito dell’ordinanza di annullamento, ma la decisione di rinvio indica che il processo non si chiude, bensì prosegue con una nuova fase di giudizio di merito.

Le implicazioni del nuovo processo

Con l’annullamento della sentenza d’appello, si apre ora la fase di appello bis, che sarà celebrato davanti a una diversa sezione della Corte d’Appello. In questa sede saranno nuovamente esaminate le contestazioni, le prove e la ricostruzione degli eventi, con possibilità per accusa e difesa di riformulare le proprie tesi. Il rinvio da parte della Cassazione non equivale a una assoluzione definitiva; piuttosto, rimette la decisione nelle mani della magistratura di merito.

La sentenza della Cassazione si inserisce in un panorama giudiziario complesso, mostrando le difficoltà interpretative frequentissime nei casi di reati corruttivi che si intrecciano con dinamiche giudiziarie e di funzione pubblica.

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