Calabria, blitz antidroga contro una rete ritenuta vicina alla ’ndrangheta: 15 misure cautelari

La mattina del 26 marzo 2026 si è aperta in Calabria con una vasta operazione della Guardia di Finanza: il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro, insieme allo S.C.I.C.O., ha eseguito 15 misure cautelari personali nell’ambito di una più ampia indagine sul traffico di stupefacenti. Secondo quanto reso noto nelle prime informazioni, l’inchiesta contesta anche l’aggravante di avere agito per agevolare la “locale di Ariola”, indicata come articolazione territoriale di una struttura di ’ndrangheta radicata nel Vibonese.

Il dato giudiziario, già di per sé rilevante, assume una portata ancora maggiore perché conferma la persistente capacità delle organizzazioni mafiose di utilizzare il traffico di droga come canale di finanziamento e controllo del territorio. La circostanza che l’operazione sia stata eseguita “su tutto il territorio nazionale” restituisce inoltre la dimensione non locale del fenomeno: la criminalità organizzata calabrese continua a muoversi dentro reti ampie, flessibili e interconnesse, capaci di superare da tempo i confini provinciali e regionali.

Al momento delle prime comunicazioni ufficiali, ulteriori dettagli erano attesi in conferenza stampa presso la Procura distrettuale di Catanzaro. Proprio questa cautela impone, sul piano giornalistico, di attenersi ai fatti già confermati: 15 misure cautelari, un’indagine di ampio respiro sul traffico di stupefacenti e il contestato collegamento con una articolazione mafiosa del Vibonese. Sono elementi sufficienti, però, per dire che anche questa giornata aggiunge un tassello importante nella lotta alle reti criminali che continuano a operare in Calabria.

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