Un sistema articolato e ben organizzato, basato su false residenze, assunzioni simulate e matrimoni di comodo, è stato scoperto a Lamezia Terme nell’ambito di un’indagine che ha portato all’iscrizione di 61 persone nel registro degli indagati.
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica competente, ha fatto emergere un presunto meccanismo finalizzato a favorire l’ingresso e la permanenza illegale di cittadini stranieri sul territorio italiano, aggirando le normative vigenti in materia di immigrazione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema si fondava su tre pilastri principali: la creazione di residenze fittizie presso abitazioni spesso inesistenti o non realmente occupate, la simulazione di rapporti di lavoro utili a ottenere permessi di soggiorno e, infine, la celebrazione di matrimoni di comodo tra cittadini italiani e stranieri.
Le indagini avrebbero evidenziato come tali pratiche venissero utilizzate per costruire un’apparente regolarità documentale, permettendo così ai beneficiari di ottenere titoli di soggiorno e altri vantaggi amministrativi. In alcuni casi, gli investigatori sospettano l’esistenza di un vero e proprio sistema organizzato, con ruoli ben definiti tra intermediari, datori di lavoro fittizi e soggetti disposti a contrarre matrimonio in cambio di denaro.
L’inchiesta, ancora nella fase preliminare, mira ora a chiarire le responsabilità individuali e a verificare l’eventuale presenza di ulteriori soggetti coinvolti. Come previsto dalla legge, per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.
Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema dei controlli sui requisiti per il rilascio dei permessi di soggiorno e sull’efficacia dei sistemi di verifica delle residenze e dei rapporti di lavoro dichiarati.
Un’indagine che, per dimensioni e modalità operative, rappresenta uno dei più rilevanti interventi recenti nel contrasto ai fenomeni di immigrazione irregolare nel territorio calabrese.

