Nuovo sviluppo nelle indagini contro la criminalità organizzata calabrese: nell’ambito del blitz eseguito oggi dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, viene contestato anche l’omicidio di Filippo Ceravolo, il giovane di 19 anni ucciso per errore in un agguato di ’ndrangheta nel 2012.
L’operazione, condotta dai Carabinieri nel Vibonese con ramificazioni in diverse province italiane, ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti appartenenti o contigui alle cosche locali. Tra i capi di imputazione figurano associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uccisione di Filippo Ceravolo rientrerebbe in una più ampia dinamica criminale legata ai contrasti tra gruppi rivali. Il giovane fu colpito mentre si trovava in auto con il padre, bersaglio designato dell’agguato. Un errore tragico che trasformò un regolamento di conti mafioso in una delle pagine più drammatiche della cronaca calabrese degli ultimi anni.
La riapertura investigativa e la contestazione del delitto nell’ambito del nuovo procedimento rappresentano un passaggio significativo nel lavoro della magistratura antimafia, che punta a ricostruire in modo completo responsabilità e ruoli all’interno delle organizzazioni coinvolte.
L’inchiesta conferma la persistenza di strutture mafiose radicate sul territorio, capaci di operare con modalità violente e con una rete di complicità che si estende anche oltre i confini regionali.
Ulteriori dettagli, compresi eventuali nomi e posizioni specifiche degli indagati, saranno resi noti nelle prossime ore dagli inquirenti.

