La Birra e la sua storia
di Maria Giovanna Santucci
Dove è nata la prima birra è difficile da sapere. Qualcuno parla della Mesopotamia, chi di Malta, chi dell’Egitto, chi di isole Orcadi.
Già 2800 anni prima di Cristo la birra era una bevanda comune a tutto l’Oriente. I vichinghi fermentavano l’orzo bollito per ricavarne una bevanda denominata “aul”, bevuta la quale dava una ferocia inaudita. La Mesopotamia è stata la terra che per prima ha visto il sorgere della professione del birraio. Gli Assiri ed i babilonesi hanno perfezionato i processi produttivi della birra e non esisteva un tipo solo, ma se ne conoscevano almeno una ventina. In Egitto a Pelusio (l’attuale porto Said) c’erano gli opifici più importanti.
Fin dall’infanzia si abituavano i sudditi dei faraoni a bere birra, considerato alimento e medicina. Ai bambini veniva somministrata birra a bassa gradazione alcolica o diluita con acqua e miele durante lo svezzamento quando le madri non avevano latte a sufficienza.
Di birra si parla anche nei libri sacri del popolo ebraico e nella festa degli Azzimi che ricorda la fuga dell’Egitto. Gli ateniesi, grossi consumatori della bevanda, non bevevano volentieri quella egiziana perché faceva innervosire. La Grecia, paese enoico per antonomasia, pur non producendola ne consumava parecchio in occasione delle feste divinatorie.
Anche a Roma, dove il vino imperava, la birra assunse un ruolo in funzione degli accaniti sostenitori. Plinio il Vecchio la descrisse come “inebriante bevanda prodotta con cereali umidi”. Tacito ci racconta che i Germani bevevano birra di qualità piuttosto scadente e per rendere il sapore più gradevole veniva aromatizzata con varie erbe e spezie. Il cugino, Agricola, governatore della Britannia, tornato a Roma aprì il primo pub con tre mastro birrai di Gloucester. Domiziano, forse dettato da una mossa protezionistica, proibì con un editto la viticoltura nelle regioni della Gallia più adatte alla coltivazione dei cereali. Tra i popoli barbarici che usavano più birra c’erano i Germani ed i Celti.
I primi organizzavano feste che in realtà erano sbornie colossali; i secondi, con la loro insolita ma straordinaria civiltà, svilupparono un’intera nazione: la verde Irlanda.
Il medioevo vide la birra protagonista per merito dei monaci: come il vino, anche la birra migliore si trovava all’interno dei chiostri. La più antica “brasseria” monastica è quella sorta nei pressi di Monaco di Baviera nell’abbazia di Weihenstephan.
Anche in Gran Bretagna (qui la birra è chiamata “ale”) venne usata nelle feste religiose. Prodotta dalle massaie, il ricavato veniva devoluto alla manutenzione dei conventi e delle chiese britanniche. Gli inglesi hanno da sempre opposto una resistenza all’introduzione del luppolo, portato nel XV secolo dagli Olandesi, ed ecco perché le birre inglesi hanno poco in comune con quelle bavaresi, a cominciare dal colore, dai cereali usati e la temperatura di servizio.
In America la birra fu introdotta nel 1620 da Padri Pellegrini sbarcati a Plymouyh Rock. Un apporto decisivo per la diffusione della birra nei paesi del Nord fu dato dal clima perché, prima dell’introduzione del freddo artificiale, era possibile produrre birra soltanto da ottobre a marzo, per non vedere rovinato il mosto dal caldo prima della fermentazione. Non a caso le prime testimonianze della birra italiana risalgono al 1791 quando Domenico Debernardi ebbe il privilegio di una concessione per la fabbricazione di ghiaccio e birra nel Contado di Nizza.
La disputa vino o birra è solo un inganno, un alibi ideologico per coprire la mancanza della cultura del bere bene, in giuste proporzioni ed in qualità.

