Si chiude dopo quasi due decenni una delle vicende giudiziarie più controverse legate a Gomorra, il libro che ha consacrato Roberto Saviano come uno degli autori italiani più conosciuti nel mondo. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la decisione della Corte d’Appello di Napoli che aveva fissato in 10 mila euro il risarcimento dovuto dallo scrittore e dall’editore per la riproduzione, all’interno del volume, di alcuni articoli di giornale senza l’adeguata indicazione della fonte.
La sentenza rappresenta l’ultimo capitolo di un procedimento iniziato nel 2008 e chiarisce definitivamente un aspetto spesso oggetto di interpretazioni contrastanti nel dibattito pubblico.
Una vicenda lunga diciotto anni
Il contenzioso nacque dall’azione promossa dalla Libra Editrice, società editrice dei quotidiani Corriere di Caserta e Cronache di Napoli, secondo la quale alcune parti di Gomorra riproducevano integralmente o quasi integralmente articoli pubblicati sulle proprie testate senza attribuirne correttamente la paternità.
Nel corso degli anni la vicenda ha attraversato numerosi gradi di giudizio.
In primo grado le domande degli editori erano state in larga parte respinte. Successivamente, però, la Corte d’Appello di Napoli riconobbe l’illecita riproduzione di alcuni articoli, condannando Saviano e Mondadori al risarcimento dei danni.
L’intervento della Cassazione
La Suprema Corte era già intervenuta nel 2021, ritenendo insufficiente la quantificazione del danno allora fissata e disponendo un nuovo esame affinché il risarcimento fosse valutato anche alla luce dei benefici economici derivanti dall’opera.
La Corte d’Appello, in sede di rinvio, aveva quindi rideterminato il risarcimento in 10 mila euro, decisione ora definitivamente confermata dalla Cassazione.
Cosa è stato contestato
È importante precisare che la vicenda non riguarda l’intera opera “Gomorra”, né mette in discussione il valore complessivo dell’inchiesta giornalistica o della narrazione costruita da Saviano.
I giudici hanno invece accertato l’illecita riproduzione di alcuni articoli giornalistici pubblicati su quotidiani locali, ritenendo che tali testi fossero stati riportati senza una corretta attribuzione della fonte. La contestazione riguarda quindi una specifica violazione del diritto d’autore relativa ad alcune parti dell’opera e non l’originalità complessiva del libro.
Un caso destinato a far discutere
La decisione della Cassazione riaccende inevitabilmente il dibattito sul confine tra attività giornalistica, ricerca documentale e tutela del diritto d’autore.
Da una parte vi è il principio secondo cui ogni autore deve sempre citare correttamente le fonti utilizzate; dall’altra rimane il riconoscimento del valore complessivo di un’opera che ha avuto un enorme impatto culturale e civile nella denuncia del fenomeno camorristico.
Proprio questa distinzione è stata più volte evidenziata nel corso dei diversi giudizi: la violazione accertata riguarda esclusivamente alcuni passaggi del testo e non costituisce una dichiarazione di “plagio totale” dell’opera.
Le conseguenze della sentenza
Con la pronuncia della Suprema Corte la controversia può considerarsi definitivamente conclusa.
Saviano e l’editore dovranno corrispondere il risarcimento stabilito dalla Corte d’Appello, chiudendo una delle cause editoriali più longeve degli ultimi anni. La decisione ribadisce inoltre un principio consolidato del diritto d’autore italiano: anche la riproduzione di parti limitate di un’opera giornalistica, se priva della necessaria attribuzione, può integrare una violazione tutelabile in sede civile.

