Dieci ettari divorati dal fuoco, a Bonifati i Forestali risalgono al presunto responsabile

L’indagine dopo il vasto incendio nella località San Lorenzo-Timpone. Denunciato un uomo del posto: secondo gli accertamenti, tutto sarebbe partito dalla combustione di residui vicino a un ovile

BONIFATI – Dieci ettari di territorio attraversati dalle fiamme e un’indagine dei Carabinieri Forestali che, partendo dal luogo in cui il rogo avrebbe avuto origine, ha portato all’individuazione di un presunto responsabile.

Arriva da Bonifati, sul Tirreno cosentino, uno degli aggiornamenti di cronaca di questa mattina.

I Carabinieri Forestali del Nucleo di Cetraro hanno denunciato all’Autorità giudiziaria un uomo del posto in relazione a un vasto incendio verificatosi nel mese di luglio nella località San Lorenzo-Timpone.

L’ipotesi è quella di incendio boschivo colposo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il punto dal quale sarebbero partite le fiamme sarebbe stato individuato nelle vicinanze di un ovile.

L’uomo avrebbe acceso un fuoco per bruciare alcuni residui. Le fiamme, però, si sarebbero successivamente propagate alla vegetazione circostante, fino ad assumere dimensioni tali da interessare complessivamente circa dieci ettari di territorio.

Un episodio che richiama un problema particolarmente grave durante l’estate calabrese.

Con temperature elevate, vegetazione secca e condizioni meteorologiche favorevoli alla propagazione del fuoco, anche una fiamma apparentemente circoscritta può trasformarsi rapidamente in un incendio difficilissimo da controllare.

Ed è proprio per questo che durante i mesi estivi vengono intensificate le attività di prevenzione e investigazione dei Carabinieri Forestali nella provincia di Cosenza.

Dietro ogni incendio c’è infatti una domanda alla quale occorre rispondere: come sono partite le fiamme?

Non tutti i roghi hanno natura dolosa. Esistono anche incendi provocati da comportamenti imprudenti o negligenti, ma gli effetti sul territorio possono essere ugualmente devastanti.

Quando il fuoco entra in un’area ricca di vegetazione non esistono più confini.

Brucia alberi, arbusti e habitat naturali; minaccia aziende agricole, allevamenti e abitazioni; costringe all’impiego di uomini e mezzi e può mettere in pericolo le stesse squadre impegnate nelle operazioni di spegnimento.

A Bonifati il lavoro investigativo avrebbe permesso di ricostruire il punto di origine dell’incendio e le circostanze che ne avrebbero determinato la propagazione.

Naturalmente la denuncia non equivale a una condanna e la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata nelle sedi competenti.

Resta però il dato ambientale: circa dieci ettari percorsi dal fuoco.

Un patrimonio che non si ricostituisce il giorno successivo allo spegnimento dell’ultima fiamma.

È questa forse la parte che troppo spesso viene dimenticata.

Un incendio può durare alcune ore, mentre le sue conseguenze possono rimanere visibili per anni.

La Calabria conosce fin troppo bene questa emergenza. Ogni estate boschi e campagne diventano estremamente vulnerabili e l’azione di prevenzione deve necessariamente accompagnarsi a comportamenti responsabili da parte dei cittadini.

Il caso di Bonifati diventa così anche un monito.

Accendere un fuoco in prossimità della vegetazione durante i periodi più delicati non può essere considerato un gesto privo di conseguenze.

La distanza tra una piccola combustione e un fronte di fuoco incontrollabile, quando il terreno è arido, può essere questione di minuti.

Ed è per questo che la tutela dei boschi non comincia quando arrivano canadair, autobotti e squadre antincendio.

Comincia molto prima.

Comincia impedendo che quella prima fiamma trovi qualcosa da divorare.

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