In memoria di Giuseppe Montaldista

Caro Peppe, amico mio,

da quando te ne sei andato, poche ore fa, dentro di me è calato un silenzio che fa più rumore di qualsiasi grido. Non riesco ancora a crederci. Mi aspetto di sentirti arrivare, di sentire la tua voce chiamarmi, di vederti comparire con quel tuo sorriso, come hai fatto per tutta una vita. Poi mi ricordo che non tornerai, e ogni volta è come perderti di nuovo.

Questa notizia mi ha gelato il sangue e spezzato il cuore. Vorrei poterti stringere forte, dirti ancora una volta quanto ti voglio bene e quanto sei importante per me. Vorrei avere più tempo, più parole, più abbracci. Ma la vita, a volte, ci lascia soltanto il rimpianto di tutto ciò che avremmo voluto dire.

Eppure una cosa la so: il mostro non ha vinto. Ha potuto portarti via il corpo, ma non è riuscito a portarsi via ciò che eri. Non ha cancellato il tuo amore, la tua bontà, le tue risate, le tue follie, né tutti i ricordi che hai inciso per sempre nei nostri cuori. La malattia ha spento il tuo respiro, ma non potrà mai spegnere la luce che hai lasciato dentro di noi.

Mentre tu voli verso la vita eterna, finalmente libero da ogni dolore, quel mostro muore insieme al tuo corpo. Tu, invece, continuerai a vivere. Vivrai ogni volta che parleremo di te, ogni volta che sorrideremo ricordando una delle tue pazzie, ogni volta che il cuore ci farà male perché ci manchi. Vivrai in tutto ciò che ci hai donato e in ogni persona che ha avuto la fortuna di amarti.

Di te custodisco una vita intera. Dall’adolescenza fino a oggi, quanta strada abbiamo percorso insieme… Eravamo ragazzi pieni di sogni, un po’ incoscienti, un po’ folli e completamente inseparabili. Ci chiamavano “i gemelli”, per quei capelli lunghi uguali e per quel modo così simile di affrontare la vita. Sembrava che niente potesse dividerci.

Non eri mio fratello di sangue, ma eri un fratello vero, scelto dalla vita e dal cuore. Il nostro legame era fatto di complicità, fiducia, risate e presenza. Eri quella persona che non aveva bisogno di spiegazioni, perché bastava uno sguardo per capirci.

E come potrei dimenticare la nostra passione per le automobili? Io le amavo, ma tu avevi le tue manie: dovevi comprarle rigorosamente di venerdì pomeriggio! Ancora oggi, quando penso a quella tua fissazione, mi viene da sorridere e subito dopo mi si riempiono gli occhi di lacrime. Eri fatto così, Peppe: unico, imprevedibile, teneramente pazzo. Ed è proprio così che voglio ricordarti: con il sorriso sul volto, la luce negli occhi e quella voglia di vivere che nessuna malattia è riuscita a portarti via.

Adesso raggiungi la tua mamma e il tuo papà. Sono certo che ti stavano aspettando a braccia aperte, con lo stesso amore di sempre. Ti avranno visto arrivare da lontano e ti avranno stretto forte, come soltanto due genitori sanno fare. E forse, finalmente, dopo tanta sofferenza, ti sei sentito di nuovo a casa.

Oi Pe’… ti voglio un mondo di bene. Avrei voluto dirtelo ancora mille volte. Avrei voluto abbracciarti un’ultima volta e non lasciarti più. Mi mancherai in ogni giorno che verrà, nelle feste, nelle telefonate, nelle occasioni importanti e soprattutto nei momenti più semplici, quelli in cui avrei cercato il tuo sguardo senza nemmeno pensarci.

Da oggi avrò un amico vero in meno accanto a me, ma un angelo in più sopra di me. E anche se non potrò più vederti, continuerò a parlarti. Ti racconterò le cose, ti cercherò nel cielo, nelle canzoni, nei ricordi e in quei piccoli segni che mi faranno pensare che, in qualche modo, sei ancora vicino a me.

Vivrai nei miei ricordi, nei nostri sorrisi, nelle nostre follie e in ogni battito del mio cuore. Perché un legame vero non muore quando una persona smette di respirare: continua a vivere dentro chi l’ha amata. E io ti amerò per sempre, oltre il tempo, oltre la distanza, oltre la morte.

Oi Pe’… ciao, amico mio.

Sei stato una parte della mia vita, e adesso sei diventato una parte della mia anima.

Non ti dimenticherò mai.

Non potrò mai dimenticarti.

Mai.

Il tuo amico di sempre Sergio Giannino

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