NOCERA TERINESE – Ci sono infrastrutture che raccontano un territorio. E poi ci sono opere che finiscono per raccontarne anche ritardi, burocrazia e occasioni perdute.
Il ponte sul fiume Savuto appartiene certamente alla seconda categoria.
Dopo vent’anni e sei mesi dalla chiusura, il nuovo viadotto verrà finalmente inaugurato il 28 agosto 2026, restituendo un collegamento importante tra il territorio di Nocera Terinese e l’area di Amantea, in prossimità anche del comune di Cleto.
Il vecchio ponte era stato chiuso al traffico il 2 marzo 2006 in seguito a un cedimento strutturale. Due anni dopo, nel gennaio 2008, la struttura crollò completamente.
Da quel momento è iniziata una vicenda lunga più di due decenni.
Il ponte si trova sul vecchio tracciato della Statale 18, in un’area a cavallo tra le province di Catanzaro e Cosenza. Non si tratta di una strada secondaria priva di significato: il collegamento attraversa un territorio agricolo importante, caratterizzato da uliveti, vigneti e produzioni di pregio, e rappresenta una via utile nei collegamenti tra la costa tirrenica e le aree interne.
Il nuovo ponte misura circa 170 metri.
Ma il dato che inevitabilmente domina la notizia non è la lunghezza dell’opera. È il tempo necessario per arrivare alla sua realizzazione.
Tra la chiusura della vecchia infrastruttura e l’affidamento dell’appalto sarebbero trascorsi addirittura quattordici anni. I lavori hanno poi dovuto affrontare ulteriori difficoltà, compreso il periodo della pandemia e problemi nel reperimento delle risorse necessarie per completare l’intervento.
L’opera ricade sotto la competenza della Provincia di Catanzaro.
Negli ultimi anni un contributo al superamento delle difficoltà economiche e procedurali è arrivato anche dal Dipartimento regionale Infrastrutture e Lavori pubblici.
Il dirigente generale Claudio Moroni, parlando alla vigilia dell’apertura, ha riconosciuto il valore del risultato ma ha contemporaneamente sottolineato come un’attesa di vent’anni per la ricostruzione di un’opera di dimensioni relativamente contenute non possa essere considerata normale.
Ed è probabilmente proprio questo il significato più importante della riapertura.
Domani sarà certamente una giornata di festa per le comunità interessate. Dopo anni di deviazioni, disagi e promesse, un collegamento interrotto nel 2006 tornerà finalmente disponibile.
Ma l’inaugurazione non può cancellare la domanda sui tempi.
Vent’anni sono una parte considerevole della vita di una persona.
Nel frattempo sono cambiate amministrazioni provinciali, governi regionali e nazionali. Bambini che frequentavano le scuole elementari quando il ponte fu chiuso oggi hanno più di trent’anni.
Intere attività economiche hanno dovuto convivere per due decenni con una viabilità differente.
Per questo il nuovo ponte sul Savuto deve diventare anche un simbolo di ciò che nelle opere pubbliche non dovrebbe più accadere.
Le infrastrutture non servono quando vengono annunciate. Servono quando vengono aperte e possono essere utilizzate dai cittadini.
Il 28 agosto segnerà dunque la fine di un’attesa lunghissima.
Il ponte tornerà finalmente a unire due sponde. Ma quei vent’anni e sei mesi resteranno nella storia del territorio come una lezione difficile da dimenticare.

