Festival EXIT: Deviazioni in arte e musica

A Corigliano-Rossano standing ovation per ANGELO BRANDUARDI e Fabio Valdemarin

in ‘Confessioni di un malandrino’

Cosenza 29 luglio 2024. Appena sale sul palco, la luce sfiora e illumina la chioma bianca e folta. Le
braccia si sollevano leggere come a richiamare a sé le note, ma nel silenzio, l’inizio è per ‘Il
violinista di Dooney’ del poeta irlandese Yeats, che Angelo Branduardi declama come si fa con
parole propiziatorie. «Come le onde del mare – dice – come le onde del mare/balla la gente quando
suono il mio violino».
È così che si apre ‘Confessioni di un malandrino’, il concerto di Angelo Branduardi in duo con
Fabio Valdemarin, in scena a Corigliano Rossano sabato scorso, 27 luglio, all’interno del
cartellone del Festival EXIT: Deviazioni in Arte e Musica, realizzato da Piano B.
Branduardi si racconta, tracciando l’arco temporale dei suoi cinquant’anni di carriera. Scelto dai
frati francescani per cantare il Santo di Assisi, e vinta la ritrosia di quel momento, incide
‘L’infinitamente piccolo’, l’album che contiene ‘Il cantico delle creature’, regalandolo come primo
brano al pubblico. Un percorso intimo che Branduardi sarà poi capace di trasferire, nella sua
narrazione, fino all’ultima lettera di Che Guevara, ‘1° aprile 1965’, definendosi non pacifista, ma
chiedendo di essere uomo di pace, quando sottintende ai fatti di guerra dei nostri tempi.
Il ‘malandrino’ ha ammantato la serata di stupore con ‘La luna’ e la canzone di ‘Aengus il
vagabondo’. E poi dall’album ‘Il rovo e la rosa’- Ballate d’amore e morte, intona ‘Geordie’, la
toccante lirica per ‘Lord Franklin’, disperso per mare con i suoi uomini mentre cercava il passaggio
a Nord Ovest.
La musica di Branduardi sa certo di un altro tempo che va di pari passo con un canto ispirato, ed è
lontanissima, per quantità di beat, dalla musica contemporanea. Ma nell’applaudito concerto al
Quadrato Compagna, per l’unica tappa calabrese, il violinista ha catturato tutti, mischiando le carte
della sua produzione con i brani meno conosciuti. È stato il caso de ‘Il dono del cervo’, da
un’antica leggenda giapponese, e la dimensione sospesa, onirica de ‘La giostra’. Se in scaletta
compaiono anche

Piano B – Event Project Management

Sede legale Via G. De Rada, 7 – 87100 Cosenza (CS) – Sede operativa Via J.F. Kennedy, 56 – 87036 Rende (CS)

  • 39.3488887362 + 39.3496478956 info@pianob.eu PEC: pianobcultura@pec.it

C.F. 98103850784 – P.IVA 03333320780

‘Benvenuta, donna mia’ e ‘Profumo d’arancio’, oltre agli immancabili classici – a partire dalle
‘Confessioni di un malandrino’ che dà il titolo al concerto – vuol dire che ci sono temi che non
hanno mai smesso di incantare. Sarà perché i territori inesplorati del suono Branduardi li ha percorsi
tutti, così come le culture e le leggende popolari, tra storie e fiabe, ma il miracolo di rendere ogni
sua canzone un breve giro del mondo lo ha compiuto per davvero.
Nella formula del duo, insieme al magnifico polistrumentista Fabio Valdemarin, Branduardi poche
volte ha lasciato il violino per la chitarra, in un concerto interamente acustico che continua a
tracciare una distanza abissale con i suoni che oggi si ascoltano. Ma è quanto mai certo che le
canzoni che lo hanno reso celebre sono ancora tanto godute e cantate dal pubblico, così come è forte
la sua voglia di stare sul palco quando intona, a chiudere il concerto, ‘Alla Fiera dell’Est’ e ‘La
Pulce d’acqua’, scatenando la chiassosa e prolungata standing ovation.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *