La Calabria dei Circuiti e lo sviluppo turistico integrato (storia, natura, ambiente, biodiversità, preesistenze artistiche, artigianato e gastronomia locale)

di Vincenzo Falcone

Se riuscissimo, noi calabresi, a renderci veramente conto delle potenzialità della nostra regione in termini di turismo integrato, forse sarebbe possibile un’inversione di tendenza rispetto alla stagnazione ed all’immobilismo in atto in questo settore strategico del nostro territorio.

Continuiamo ad essere refrattari all’idea di uno sviluppo turistico in un contesto mare-monti e quindi incapaci di essere protagonisti attivi per promuovere strumenti e servizi di attrazione nelle diverse aree regionali che hanno peculiarità, specificità ed unicità alcune ineguali nel mondo.

A conferma delle potenzialità di questa regione “incompresa” e “dimenticata” ce lo dimostra l’esperienza circuitale che abbiamo praticato alcuni giorni fa, lungo l’asse mare-monti del sistema ionico centrale, partendo da Roccelletta di Borgia, nel visitare il Museo ed il Parco archeologico nazionale di Scolacium per poi spostarci verso la baia di Copanello, Caminia e Pietragrande che, con il loro mare verde smeraldo e gli scogli “sorgenti” dalle acque, dimostrano “l’incantevolezza” (perdonatemi questo vezzo onomaturgico) di questa striscia di costa corredata da preesistenze archeologiche e spiagge ineguagliabili.

Da Montepaone a Soverato, nel contesto del Golfo di Squillace, ci imbattiamo in un Parco Marino dove i cavallucci marini fanno da padroni.

E da lì, ci siamo poi diretti, attraverso la superstrada delle Serre Calabre, a Chiaravalle Centrale, Spadola, Brognaturo e Serra S. Bruno, nei “giacimenti” dell’artigianato tradizionale calabrese e in uno dei più fantastici patrimoni regionali, quale la Certosa di San Bruno ed i suoi gioielli a corredo.

Attraversando la bellissima e suggestiva foresta, dopo Serra, veniamo incantati, tra archeologia industriale e natura quasi incontaminata, dalle Reali Ferriere di Mongiana e Ferdinandea, il polo siderurgico dove si producevano prevalentemente le armi per il Regno delle Due Sicilie durante il periodo borbonico e dai boschi inebriati dalle acque e dalle sorgenti di Stilo.

Scendendo verso Pazzano, prima di ammirare “l’ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria” (le miniere utilizzate in passato per l’estrazione dei minerali ferrosi, tra i quali la pirite sono tutte chiuse), ci inoltriamo vero l’Eremo di Santa Maria della Stella che trasuda di una storia quasi millenaria in uno scenario di incantevole bellezza che si affaccia sulla vallata dello Stilaro fino al mare.

Dopo non meno di due chilometri da Pazzano, visitiamo non senza fatica, le cascate mozzafiato del Marmarico nel Comune di Bivongi e, dopo circa 5 chilometri (rientrando via Pazzano), troviamo la Cattolica di Stilo: una straordinaria piccola chiesa Bizantina che sovrasta il territorio che si estende anch’esso verso il mare.

Prima di scendere a valle verso Monasterace, facciamo sosta in “un’area a di ristoro” per assaporare le unicità della cucina calabrese ed i suoi antichi sapori montani e marini.

Verso il mare, arriviamo al Parco Archeologico dell’Antica Kaulon (riaperto al pubblico da pochi giorni) che arricchisce le altre preesistenze archeologiche della Magna Grecia, da Sibari a Locri e nell’area di Reggio Calabria (anche nella parte tirrenica).

A pomeriggio inoltrato, ci avviamo verso Soverato da dove siamo partiti facendo sosta a Badolato, un fantastico borgo medioevale situato su una collina che guarda due fiumare e che è diventato una delle attrazioni turistiche più importanti della Calabria, dove risiedono artisti di tutto il mondo.

Infine, lungo la costa, incontriamo i “luoghi” dove nidificano le tartarughe caretta caretta.

Ecco, è bastato un solo giorno per ammirare sistemi marini, collinari e montani, pregni di storia, cultura, artigianato, preesistenze artistiche ed archeologiche, con biodiversità incastonate in una natura ancora pronta a ridare alla Calabria la sua antica bellezza.

Naturalmente, tutto dipende in particolare da noi calabresi se ci impegnassimo, ai diversi livelli, sociali, economici, politici e culturali a rispettare e valorizzare a pieno le nostre straordinarie naturalità ed unicità, con tutti i mezzi istituzionali e non a disposizione.

Un progetto strategico di sviluppo integrato e circuitale nelle diverse zone della Calabria potrebbe sicuramente apportare veri e concreti segnali di discontinuità rispetto ad una Calabria turistica in continuo dormiveglia e sempre più lontana dai centri dello sviluppo strutturale e sostenibile.

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