Un “figlio della Calabria” costretto a emigrare appena 29enne che spesso la sua regione ha ignorato, malgrado successi come il Premio “Campiello”, conquistato con “Il selvaggio di Santa Venere”
Dal Premio Sila al Campiello, Saverio Strati – certamente uno dei maggiori autori calabresi d’ogni tempo, di cui ricorre oggi il centenario dalla nascita, avvenuta il 16 agosto 1924 a Sant’Agata del Bianco, nella Locride – anche in vita ricevette importantissimi riconoscimenti.
Morì però dieci anni fa (era il 9 aprile del 2014) a Scandicci, in quella Toscana in cui viveva da quando aveva solo 29 anni.
Schivo, ma incredibilmente prolifico, nonostante gli allori letterari non fu mai quel che si dice un romanziere di successo. Trascurato, dimenticato, spesso addirittura ignorato ha rischiato di morire in miseria, se non gli avessero riconosciuto a pochi anni dalla fine i benefici della legge Bacchelli.
Intellettuale scomodo ma sensibilissimo, ha sempre avuto la capacità di leggere i fatti e di vedere lontano. Come quando, alla fine degli anni ’90, osservava sbigottito chi parlava di secessione
Fonte RAI

