Cantiere sanità, virali i video degli allagamenti. De Salazar: nessun disagio
Infiltrazioni anche al Mariano Santo. Il DG dell’azienda ospedaliera minimizza: “Nessuna conseguenza per i pazienti”. Critiche da Bevacqua (Pd) e dal sindaco Caruso. Arrivano le dimissioni del primario del pronto soccorso: “Motivi personali”
Piove sul bagnato, verrebbe da dire guardando le immagini, diventate virali sui social, dell’allagamento del pronto soccorso e del corridoio del reparto di rianimazione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza. Per fortuna senza alcuna conseguenza per i degenti, come rassicurano dal nosocomio. Ci sarebbe stata un’infiltrazione per la pioggia torrenziale che ha interessato la città, ma ricordiamo che qualche settimana fa, per un errore alla manutenzione degli impianti, si era allagato un altro reparto. Qualche ora dopo, l’altra doccia fredda della giornata: la notizia delle dimissioni di Domenico Lorenzo Urso da primario del pronto soccorso. L’ennesimo addio, ma le dimissioni non sono da collegare a quanto avvenuto oggi, visto che sono state protocollate ieri.
Da Cosenza a Reggio, la sanità resta un cantiere aperto. Il Tribunale amministrativo della Calabria ha accolto il ricorso presentato dalle cooperative che, dopo trent’anni di gestione del servizio di residenzialità psichiatrica nel reggino, si sono viste escluse dall’accreditamento. Il sindacato Usb e il Coordinamento dei lavoratori delle strutture parlano della certificazione di un “eccesso di potere” esercitato nelle scelte finora fatte. E invitano lavoratori e pazienti a scendere in piazza, per evitare che le aziende interessate abbassino definitivamente le saracinesche.
Come se non bastasse, si ripetono le aggressioni nei confronti di chi opera nei reparti. E’ l’Anaao Assomed a prendere posizione sull’ultimo episodio, avvenuto nell’ospedale di Crotone, dove due dottoresse e due infermiere hanno subito la furia di un’accompagnatrice di un paziente. “Non è pensabile – si legge in una nota – che il medico o l’infermiere debbano lavorare in un clima di paura e di insicurezza”. E si chiede che, finalmente, si ritengano i medici “pubblici ufficiali” nel corso del loro servizio.
Fonte RAI

