Jannik ha posto fine al rapporto con Ferrara e Naldi. “Non ho fatto niente di male” dice sul caso, incontrando la stampa a New York. Intanto, l’agenzia antidoping Wada vuole approfondire, potrà appellarsi alla sentenza di proscioglimento
Fuori il fisioterapista e il preparatore atletico dallo staff di Jannik Sinner: “A New York con Jannik ci saremo solo io e Simone Vagnozzi, i suoi tennis coach, e lo supporteremo”. ha dichiarato Darren Cahill escludendo dal team dell’azzurro il fisioterapista Giacomo Naldi, che ha trasferito sul corpo del campione un miliardesimo di grammo di Clostebol, e il preparatore atletico Umberto Ferrara, colpevole dell’acquisto a Bologna dello spray contenente la sostanza, innescando uno sciagurato effetto domino.
Già le dichiarazioni di Cahill, durante la sua lunga intervista sull’affaire doping rilasciata a Espn, non lasciavano scampo ai due componenti del team che, pur inconsapevolmente, hanno rischiato di mettere nei guai il n.1 del ranking. Ha fatto seguito, in queste ore, la nota con cui Jannik Sinner interrompe definitivamente il rapporto con i due.
Sul destino di Naldi e Ferrara hanno pesato le parole con cui Cahill, nel corso dell’intervista, ha ricostruito il caso: “Sapevamo di tutto questo da qualche mese. A marzo, durante il torneo di Indian Wells, Giacomo Naldi, il fisioterapista di Sinner, ha messo la mano nella sua borsa e si è tagliato un dito con un tronchesino che usava per trattare i calli ai piedi di Jannik – ha spiegato Cahill declinando ogni responsabilità- Io non ho visto nulla: l’unica persona che era nella stanza con lui in quel momento era Umberto Ferrara, il preparatore atletico di Jannik. Neanche Jannik sapeva. Io sono entrato nella stanza e ho visto che si stava fasciando il dito. Gli ho chiesto che cosa fosse successo e lui mi ha risposto che si era tagliato su un dito. Gli ho domandato se potessi aiutarlo in qualche modo ma mi ha risposto che la ferita non era un problema. È stata l’ultima volta in cui ho pensato a questo episodio”.
In seguito, ha proseguito Cahill, notando il taglio Sinner gli avrebbe chiesto cosa fosse successo e se stava usando pomate o creme per curare il dito e lui gli ha risposto di no, il che era vero in quel momento. “Quello che è successo dopo lo sanno Ferrara e Naldi. Ferrara aveva con sé uno spray, molto comune in Italia ma che io non avevo mai visto né sentito prima. Ha offerto a Naldi lo spray che si portava dietro per ragioni personali”.
Entro la mezzanotte del 6 settembre, a due giorni dalla fine degli Us Open, la Wada, l’agenzia mondiale antidoping che ha appena annunciato di voler studiare attentamente il caso, e Nada Italia potranno appellarsi alla sentenza di proscioglimento dell’International Tennis Integrity Agency (Itia) secondo la quale “Sinner non sapeva e non avrebbe potuto ragionevolmente sapere”.
Sinner: “Non ho fatto niente di male”
E’ netto Jannik Sinner, incontrando la stampa prima degli Us Open che inizieranno lunedì. “Non è certamente una situazione ideale prima di uno Slam, ma nella mia mente io so di non aver fatto niente di sbagliato. E questo mi dà forza”, ha detto, parlando per la prima volta della vicenda nel giorno dell’annuncio del licenziamento del fisioterapista Giacomo Naldi e del preparatore atletico Umberto Ferrara: “Sono stati importanti nella mia carriera e li ringrazio”, ha tenuto a sottolineare Sinner.
“Diciamo che abbiamo passato ‘un po’ di cose’ ultimamente, sono contento di essere qua e di giocare l’ultimo Slam della stagione. Speravo di arrivare in ‘maniera libera’. L’ultimo periodo non è stato semplice. Simone (Vagnozzi, ndr.) e Darren (Cahill, ndr) mi hanno tenuto su”, ha aggiunto il tennista. “Io lavoro ogni giorno per migliorare e cerco di divertirmi il più possibile in campo. Primo ero un ragazzino e non capivo come funzionavano un po’ le cose. Ora è tutto diverso”, ha detto a proposito del suo primo turno a New York contro lo statunitense Mackenzie McDonald, affrontato la prima volta nel 2021 sul cemento di Washington.
Jannick ricostruisce la vicenda Clostebol
Tornando sul caso Clostebol, Sinner ha ricostruito la storia. “Quando siamo stati informati della positività, la prima cosa che abbiamo fatto è stata provare a capire quale fosse la sostanza. Abbiamo chiesto a Umberto, perché è quello che conosce bene queste cose. Ha capito subito che si trattava del suo spray, e come era finito nel mio organismo. Ha spiegato tutto subito ai giudici, per questo ho potuto continuare a giocare. Naturalmente dietro le quinte dovevamo anche cercare di capire cosa sarebbe potuto succedere in futuro ma se ho potuto giocare è stato perché hanno creduto in me, in noi”, ha spiegato l’azzurro. Certo, ha aggiunto, “ero preoccupato perché era la prima volta che mi succedeva, e spero che sia l’ultima. C’è anche da considerare la concentrazione, 0.000000001, ci sono tanti zeri prima di arrivare all’uno. Ma ero preoccupato, perché metto sempre molta attenzione a queste cose, sono attento e corretto”.
Sinner ha parlato anche delle possibili conseguenze dal punto di vista della reputazione, dell’immagine che può derivargli dopo questa vicenda. “Ho continuato a giocare perché so di non aver fatto niente di male, di essere sempre stato un giocatore pulito. Chiaramente questa notizia puo’ cambiare qualcosa ma chiunque mi conosca bene sa che non farei mai qualcosa contro le regole. Rimane un momento molto duro per me e per il mio team. Qui capisco anche chi sono i miei amici e chi no. Per la reputazione vedremo, non è una cosa che posso controllare”, ha concluso.

