ROSSANO, 300 GRAMMI DI HASHISH NASCOSTI IN UN PACCO DIRETTO AL CARCERE: LA PENITENZIARIA BLOCCA UNA POSSIBILE PIAZZA DI SPACCIO INTERNA

CORIGLIANO-ROSSANO – Trecento grammi di hashish, già confezionati e suddivisi, destinati a entrare all’interno del carcere di Rossano. È quanto ha scoperto la Polizia penitenziaria intercettando un pacco postale indirizzato a un detenuto appartenente al circuito di media sicurezza.

Un sequestro che riaccende l’attenzione sulla sicurezza all’interno degli istituti penitenziari e sui tentativi sempre più frequenti di introdurre droga, telefoni cellulari e altri oggetti vietati oltre le mura delle carceri.

Il pacco, apparentemente destinato normalmente a un detenuto, è stato sottoposto ai controlli degli agenti. All’interno sarebbe stata scoperta la sostanza stupefacente, per un quantitativo complessivo di circa 300 grammi.

Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria, l’hashish era già suddiviso in dosi. Un particolare che, secondo i rappresentanti degli agenti, rende plausibile l’ipotesi che la droga non fosse destinata esclusivamente al consumo personale del destinatario, ma che potesse alimentare un’attività di spaccio all’interno dell’istituto.

È un aspetto particolarmente delicato. La circolazione di stupefacenti in carcere non rappresenta infatti soltanto un problema legato al consumo di droga. Intorno alle sostanze possono svilupparsi rapporti di credito e debito, gerarchie tra detenuti, forme di pressione e persino nuovi circuiti criminali capaci di alterare gli equilibri all’interno delle sezioni.

I sindacati Alsippe e Sappe hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto dagli agenti ma, contemporaneamente, hanno rilanciato l’allarme sulle condizioni operative del personale.

Secondo le organizzazioni sindacali, molti istituti continuano a lavorare con organici insufficienti e con dotazioni tecnologiche che dovrebbero essere ulteriormente rafforzate. A questo si aggiunge il problema del sovraffollamento, che può rendere ancora più difficile controllare ogni movimento e impedire l’ingresso di materiale vietato.

Il caso arriva peraltro a pochissima distanza da un’altra scoperta effettuata proprio nel carcere di Rossano, dove nei giorni scorsi erano stati rinvenuti borsoni contenenti telefoni cellulari, coltelli rudimentali e persino materiale utilizzabile per realizzare tatuaggi. Un susseguirsi di episodi che rende particolarmente attuale il problema della sicurezza all’interno della struttura.

L’interrogativo adesso riguarda naturalmente la provenienza dello stupefacente, le modalità con cui è stato spedito e l’eventuale presenza di altre persone coinvolte nell’organizzazione dell’invio.

Su questi aspetti spetterà agli investigatori effettuare ogni ulteriore verifica. Sarà inoltre necessario accertare chi abbia materialmente preparato il pacco e se esistesse un sistema già collaudato per far arrivare sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto.

Il sequestro rappresenta comunque un risultato importante per gli agenti della Penitenziaria. Trecento grammi di hashish sottratti a un possibile mercato carcerario significano aver impedito che una consistente quantità di droga raggiungesse le sezioni detentive.

Ma ciò che preoccupa è il fenomeno più generale. Se dietro quel pacco dovesse essere individuata una vera rete organizzata, la vicenda potrebbe assumere dimensioni ben più significative rispetto al singolo sequestro.

Il carcere dovrebbe essere il luogo nel quale lo Stato esercita il massimo controllo. Ogni telefono, ogni arma rudimentale e ogni dose di droga che riesce a superare quella barriera rappresenta invece una falla che deve essere individuata e chiusa.

A Rossano, questa volta, il pacco si è fermato prima di arrivare a destinazione.

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