di Maria Giovanna Santucci
Atteso con impazienza, sin dall’uscita dal torchio, un prodotto che resta poco nel tino e
deve la sua freschezza e spontaneità al metodo di vinificazione chiamata “macerazione
carbonica”, sviluppando notevolmente l’aroma di frutta fresca che attribuisce al vino le
caratteristiche note di caramello e fragola.
Il Novello di colore violaceo con dei leggeri riflessi rubini, con i suoi profumi di rose
bagnate, fiori di viole e ciliege; ha un gusto giovane, a volte anche pungente per la sua
freschezza, spontaneo e così naturale, puntualmente, il primo giovedì di novembre, fa la
sua comparsa nelle enoteche e può essere commercializzato solo tra il 30 ottobre ed il 31
dicembre dello stesso anno di produzione.
Nel 1935 in Francia si sperimentò una tecnica di vinificazione nuova per conservare il più
a lungo possibile l’uva raccolta. La si conservava a zero gradi centigradi sotto una cortina
di anidride carbonica, che conferiva al vino un sapore frizzante. Il prodotto ottenuto era
chiaramente differente da un punto di vista organolettico dai vini tradizionali e così nacque
il caratteristico Boujoulet. Questa tecnica di vinificazione si è poi diffusa in Italia, ma con
una differenza sostanziale: mentre in Francia per ottenere il Boujoulet si utilizza un unico
vitigno, in Italia se ne usano diversi e, soprattutto, c’è anche la possibilità di aggiungere
vini vecchi di un anno, altro che vino nuovo!
Un calice di vino Novello si abbina divinamente a piatti autunnali, come: caldarroste,
carciofi, taglieri di salumi e formaggi e piatti a base di funghi.
In Italia, il vino novello viene spesso celebrato con eventi e fiere dedicati, soprattutto nel
mese di novembre, simboleggiando l’arrivo del nuovo raccolto e le tradizioni agricole
legate al vino.

