RUBRICA PENNE RIGHE E CALMA(R)I
di Maria Giovanna Santucci
In questi giorni le strade delle nostre città sono invase dal clima di allegria che porta con sé il Carnevale. Non solo maschere, carri, vestiti, trucchi, coriandoli e stelle filanti, soprattutto, abbondanza culinaria prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima, che precede la Pasqua nella tradizione cristiana.
Alcune feste, in particolare il Carnevale è contrassegnato da una vera e propria orgia alimentare: si svolge dall’inizio alla fine nel segno del maiale, l’animale che nell’antropologia dell’Europa cristiana è strettamente legato a sant’Antonio Abate la cui ricorrenza, il diciassette gennaio, dà appunto inizio al periodo carnevalesco.
Salsicce, sanguinacci e cotechini sono i simboli stessi di questa festa e del suo eccesso. Si accende la gara delle lasagne. Una preparazione laboriosa, uno di quei piatti che ognuno interpreta o reinventa a modo proprio. Gli elementi base, i componenti essenziali rimangono invariati, così come sulla qualità della lasagna (sfoglia senz’uovo in modo che rimanga callosa e sappia immagazzinare il ragù) mozzarella, ricotta e polpettine. Ma quanta ricotta? Il ragù deve essere chiaro o scuro, denso o leggero? La carne può essere macinata per usarne una parte al posto di quella di maiale tritata per la confezione delle polpettine? Bisogna aggiungere le salsiccette, il salame sbriciolato o le cervellatine? Le uova sode a fettine o sbriciolate? Non si è certi che tale lasagna corrispondesse all’attuale; ma certo è che fosse l’antenata della storia gastronomica, per nulla partenopea arrivata 500 anni dopo.
La lasagna non ne teme rivali qualcuno l’ha definita un salvacondotto verso il Nirvana sensoriale!

