Profanazione di tombe a Tropea: condannati ex custode del cimitero e il figlio

TROPEA (VV) – Si è concluso con due pesanti condanne il processo sul caso delle tombe profanate nel cimitero comunale di Tropea. Il tribunale di Vibo Valentia ha riconosciuto colpevoli Francesco Trecate, ex custode del cimitero e impiegato comunale, e suo figlio Salvatore Trecate, rispettivamente condannati a 5 anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici e a 3 anni e 6 mesi con interdizione per 5 anni.

Il procedimento giudiziario è emerso da un’inchiesta partita da segnalazioni anonime, che avevano attivato la Guardia di Finanza durante l’estate. Le indagini, potenziate successivamente dall’installazione di telecamere nascoste all’interno del cimitero, hanno fatto luce su un sistema illecito di estumulazione e distruzione dei cadaveri, in particolare quelli appartenenti a persone senza parenti sul territorio.

Secondo quanto accertato, ventisei tombe sarebbero state violate, e sette cadaveri sezionati e bruciati con l’utilizzo di seghetti e martelli. In alcune occasioni, le macabre operazioni sono state documentate in video dalle Fiamme Gialle.

Il Pubblico Ministero Concettina Iannazzo aveva richiesto per entrambi una pena di 5 anni e 6 mesi. Il Comune di Tropea, costituitosi parte civile, non ha ottenuto la provvisionale richiesta, ma i due imputati sono stati comunque condannati al pagamento delle spese legali e al risarcimento dei danni.

Nel procedimento figura anche un terzo imputato, Roberto Contartese, già condannato a 3 anni e 6 mesi con rito abbreviato.

L’aggravante contestata a Francesco Trecate è l’abuso dei poteri connessi al suo ruolo di custode cimiteriale. Un caso che ha sconvolto la comunità locale, sollevando interrogativi sull’efficacia dei controlli all’interno delle strutture cimiteriali pubbliche.

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