Sono trascorsi quindici anni da quando il bambino fu colpito mentre giocava su un campo di calcetto. Morì tre mesi dopo quella partita
Entrano in campo tra gli applausi. Il pallone da rincorrere e calciare, nella testa un nome da non dimenticare. E’ il padre Giovanni a dare voce al piccolo Dodò. Lui che quel figlio lo vede cadere su un campo di calcio a soli 11 anni. Unica colpa, vivere in una terra di ndrangheta. Il dolore della madre Francesca. Dalla sua forza e da quella del marito la storia di Dodò gira l’Italia intera. Come segno di speranza per un futuro diverso. Su quello stesso campo ogni anno un memorial organizzato da Libera in collaborazione con la Lega Nazionale Dilettanti. Per tenere acceso il ricordo e ribadire il no alle mafie.

