16enne ucciso con 25 coltellate, fermati due minorenni. Un testimone: “Rantolava e lo zittivano”

16enne ucciso con 25 coltellate, fermati due minorenni

I due interrogati e fermati sono uno figlio di un Carabiniere, l’altro di una nota avvocata. Dopo il presunto assassinio, il bagno al mare. Il fratello di uno dei due indagati: “Se ha sbagliato deve pagare, ho pianto per Thomas”

“Ora devo fare i conti con la ferocia e l’indifferenza di cui parlano le indagini – ha aggiunto il giovane – io ho pianto per Thomas, a me e alla mia famiglia dispiace innanzitutto per Thomas perché lui non c’è più. Noi chiediamo scusa alla famiglia e le saremo vicini. Non si meritava assolutamente questo”.

Da domenica sto vivendo l’inferno. Mio fratello è accusato di questo massacro e se ha sbagliato dovrà pagare. Gli vorrò sempre bene però paghi per quello che ha fatto. Ha bisogno di fare gli anni negli istituti dove può essere aiutato. Io e la mia famiglia non chiediamo sconti, crediamo nella giustizia”. A parlare è Simone, 18 anni. Suo fratello è uno dei due minorenni accusati di aver ucciso con 25 coltellate Thomas Luciani, 16 anni. 

Ucciso da due coetanei nel parco

Ucciso brutalmente a quasi 17 anni, con 25 coltellate, per un debito di circa 250 euro. E’ morto così, in un parco del centro di Pescara, Thomas Christopher Luciani, residente a Rosciano, paesino del Pescarese. Rapidissime le indagini della Polizia, che in poche ore avrebbe individuato i presunti responsabili del delitto: due liceali sedicenni, l’uno figlio di una avvocata, l’altro figlio di un maresciallo dei Carabinieri. Insomma, della “Pescara bene”. 
 

Determinante, per chiudere il cerchio sull’omicidio, la testimonianza di un amico dei presunti assassini che, poche ore dopo i fatti, compresa la gravità dell’accaduto, ha lanciato l’allarme. Il contesto in cui è maturato il delitto è quello del piccolo spaccio di droga.

La ricostruzione dell’omicidio
E’ il pomeriggio di domenica e un gruppetto di sette o otto giovanissimi si incontra davanti al parco Baden Powell, a due passi dal centro della città e dalla stazione ferroviaria. I due entrano nel parco dove ad attenderli c’è Thomas, 17 anni da compiere. Lo attirano in una zona non sorvegliata e lì lo colpiscono con un coltello, presumibilmente da sub, viste le lesioni riportate dal ragazzo. Circa venticinque i fendenti. I due, emerge dalle prime ricostruzioni, continuano a colpirlo anche quando lui è già esanime a terra. Poi nascondono il corpo tra le sterpaglie e si allontanano.

I racconti choc dai verbali: “era quasi morto e lo zittivano”

I verbali degli interrogatori dei giovani testimoni dell’omicidio di domenica sera al Parco Baden Powell di Pescara sono pieni di racconti di forte impatto emotivo. 

I due avrebbero raccontato delle coltellate agli amici, non si sa se per vantarsi. C’è un rischio di premeditazione perché si parla anche del coltello già nello zaino e mostrato da uno dei fermati agli altri già alla stazione, insieme a un cambio di vestiti che verranno usati dopo l”omicidio. 

L’altro indagato sarebbe stato visto con una piccola pistola in mano, e uno dei due indagati avrebbe cercato di intimidire gli altri ragazzini “mentre camminavamo mi pare che abbia detto che questo doveva rimanere tra noi cinque”, e soprattutto l’evidente choc degli altri testimoni: “Io non ho reagito in nessun modo. Thomas faceva dei versi quasi di morte e loro gli dicevano di stare zitto… io ero allibito, non sapevo cosa fare, volevo fermarli ma non sapevo come fare. Mentre lo facevano sembrava che non ci stessero più con la testa”.

Sull’uso di stupefacenti, come probabile concausa dei fatti, uno dei testimoni è stato chiaro: “io non ho fumato stupefacenti. Mentre eravamo insieme non hanno fatto uso di sostanze stupefacenti. In seguito hanno fumato erba, ma non io”. “Nonostante l’accaduto siamo andati al mare a fare il bagno” e lì uno dei due presunti assassini” si è disfatto del coltello che aveva avvolto in un calzino sporco di sangue, lasciandolo dietro agli scogli”.

Secondo il racconto del giovane testimone, a un certo punto anche C. “ha preso dalle mani di M. il coltello con il quale ha anche lui colpito più volte Thomas Christopher che continuava a lamentarsi emettendo un verso come di morte. lo sono rimasto attonito e non ho avuto la forza di reagire, quando poi io, M. e C. ci siamo ricongiunti al resto del gruppo, tutti hanno saputo cosa era successo perchè io, giunto per primo, l’ho raccontato”. Poi i ragazzi decidono di andare al mare.  

Decisive le telecamere del parco

Sul luogo del delitto, oltre agli inquirenti, sono intervenuti il medico legale Christian D’Ovidio, il capo della Procura dei minori aquilana David Mancini e il sostituto Angela D’Egidio.
Gli investigatori della Mobile di Pescara, diretti dal vice capo Mauro Sablone, fanno un lavoro certosino e incrociano le testimonianze con le immagini raccolte dalle telecamere presenti davanti al parco e allo stabilimento balneare. In poche ore i presunti assassini vengono raggiunti.

“Nessuna emozione, nessuna empatia o pentimento”
I ragazzi, entrambi liceali, durante il primo interrogatorio non avrebbero manifestato emozioni: nessuna reazione particolare e assenza di empatia o pentimento. Sono in stato di fermo in un centro di prima accoglienza: entro quattro giorni ci sarà l’udienza di convalida. L’inchiesta è ora nelle mani della Procura dei Minori dell’Aquila. 
L’arma del delitto non è ancora stata trovata. Proseguono le ricerche da parte dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco.

Fonte RAI

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