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“Quel grido che non si è mai spento: Capaci, 33 anni dopo nel ricordo di Giovanni Falcone”
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Palermo, 23 maggio 2025 — Sono passati trentatré anni da quel boato che squarciò l’autostrada A29 all’altezza di Capaci, e con essa l’anima di un Paese intero. Erano le 17:58 del 23 maggio 1992 quando un’esplosione tremenda mise fine alla vita del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Un attentato mafioso, pianificato con spietata freddezza da Cosa Nostra, che segnò un punto di non ritorno nella lotta dello Stato contro la criminalità organizzata.
Oggi, a 33 anni di distanza, l’Italia si ferma ancora una volta per ricordare. Palermo torna a essere cuore della memoria civile e della resistenza morale. Al Foro Italico, all’Albero Falcone, in via Notarbartolo, nella Scuola di Addestramento della Polizia, le istituzioni, i giovani, i magistrati, i familiari delle vittime e i semplici cittadini si ritrovano in silenzio, ma con il cuore pieno di parole. Quelle parole che Falcone aveva affidato ai suoi libri, ai suoi discorsi, ai suoi occhi carichi di coraggio.
“Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”: il suo insegnamento risuona ancora potente, specialmente oggi, in un tempo in cui la memoria rischia di sbiadirsi, e l’indifferenza di prendere il posto della coscienza.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato Falcone come “un simbolo eterno della legalità e del senso dello Stato, un esempio che continua a vivere nel cuore delle nuove generazioni, grazie al lavoro delle scuole, delle associazioni e di chi ogni giorno combatte le mafie, anche in silenzio”.
Tante le iniziative promosse in tutta Italia: cortei, letture pubbliche, mostre fotografiche e incontri con testimoni della lotta alla mafia.
Giovanni Falcone non è soltanto un nome inciso su una lapide. È un’idea che ha cambiato il modo di concepire la giustizia in Italia.
La sua eredità vive in ogni aula di tribunale in cui si combatte l’illegalità, in ogni cittadino che rifiuta il compromesso, in ogni giovane che sceglie la via della responsabilità.
Perché Capaci non è solo un luogo della morte. È diventato, negli anni, un simbolo di rinascita. Un promemoria incancellabile che ci ricorda come la libertà, la verità e la giustizia non siano mai conquiste definitive, ma battaglie da combattere ogni giorno. Con fermezza, con passione. Con memoria.

