Referendum 8-9 giugno 2025: tutti i quesiti bocciati, non raggiunto il quorum

I cinque referendum abrogativi tenutisi l’8 e il 9 giugno 2025 non hanno raggiunto il quorum necessario del 50% più uno degli aventi diritto al voto, risultando quindi non validi. È questa la fotografia definitiva di una consultazione che non ha mobilitato il Paese: l’affluenza si è fermata ben al di sotto della soglia necessaria, segnando un ulteriore calo rispetto a precedenti tornate referendarie.

I quesiti, riguardanti temi delicati come giustizia, ambiente, lavoro e sanità, nonostante il fervore di alcuni comitati promotori e la partecipazione di figure politiche trasversali, non hanno suscitato l’interesse necessario da parte della cittadinanza.

Secondo i dati ufficiali del Viminale, l’affluenza complessiva si è attestata intorno al 27%, con punte più alte solo in alcune regioni del Nord, ma con un netto disinteresse registrato soprattutto al Sud e nelle isole.

Delusione tra i promotori, che parlano di “occasione persa” per il rinnovamento delle politiche pubbliche su temi fondamentali. Soddisfatti, invece, i comitati per il “no” e alcuni esponenti istituzionali che avevano invitato all’astensione, considerandola un segnale di stabilità dell’assetto normativo esistente.

A pesare, secondo gli analisti, anche la concomitanza con il ballottaggio per le amministrative in alcuni comuni e una campagna referendaria poco incisiva, con una comunicazione poco capillare e una generale sfiducia nella politica partecipativa.

Con la mancata validazione, le leggi oggetto dei quesiti referendari restano in vigore. Resta invece aperta la riflessione sul futuro dello strumento referendario in Italia e sul suo effettivo potere di coinvolgere l’elettorato.

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